Non sarà mica successo in un universo parallelo?

Approfondimenti e curiosità, BASEBALL

Lo ha detto persino Elia Pagnoni: “conquistare il pubblico…Io credo che il vero problema (…) sia quello di riportare la gente sulle tribune”. E scrivo persino, perché l’articolo di Pagnoni pubblicato da Baseball.it è tanto ben scritto (ho molta stima del Pagnoni giornalista) quanto intriso di quella insana nostalgia per il baseball anni ’60 (decennio del secolo scorso in cui Milano dominava, è bene non dimenticarlo) e con la quale Giancarlo Mangini mi ha svezzato in tanti anni di chiacchiere.
Ci mancava solo che tirasse il ballo com’erano belli i tempi in cui Lello Bersani presentava il campionato alla Domenica Sportiva.

Ho molta stima di Pagnoni giornalista, ma parecchi dubbi sulla sua memoria, quando attinge ai ricordi di baseball.
Cominciamo dal  concetto di riportare la gente sulle tribune. Perché prima di portarci la gente, sarebbe bene averle, le tribune.
Per dire a Milano: sono anni che ci raccontiamo cazzate (per usare un termine tecnico) sulla Federazione che, in accordo con il Comune di Milano, sta cercando di salvare il Kennedy, lo storico impianto inaugurato nei ruggenti anni ’60 di cui sopra. E visto che nessuno ha il coraggio, lo dico io: la FIBS non ha né le risorse né il know-how per sobbarcarsi questo progetto. Non le aveva nel 2016, quando Riccardo Fraccari era Presidente e per la FIBS lavoravo io, non le ha nel 2019 e non le avrà per i prossimi 100 anni.
Il Comune di Milano, che le risorse potrebbe anche trovarle e il know-how lo ha, se vuole fare qualcosa per il baseball il Kennedy lo deve radere al suolo e ricostruire.

Proviamo a intenderci anche sul verbo riportare. Io sono andato in giro per stadi da baseball per 30 anni abbondanti (19852016) e gli unici posti dove ho trovato un pubblico degno di essere chiamato pubblico (parlo di uno zoccolo di persone che pagano il biglietto regolarmente) sono: Parma, Bologna, Grosseto e Nettuno. Certo, ci sono stati bellissimi stadi pieni a Rimini e le finali 2003 a Modena sono state un successo. Ma cerchiamo di essere seri e onesti: le piazze dove il baseball italiano può vantare un successo sono quelle. A meno che, qualcosa di diverso non sia successo in un universo parallelo. Qualcosa di simile a quello che racconta un celebre episodio della serie classica di Star Trek.

Detto questo, condivido la tristezza di Pagnoni. Dobbiamo infatti prendere atto del fatto che Grosseto è sparita dal circuito, Rimini ha chiuso e Nettuno sta mandando in malora un impianto che, quando è nato (1991) era un gioiello. Con i guai di Nettuno però, è giusto puntualizzarlo, c’entra relativamente il baseball. Qualche indizio in più lo offre la serie di Commissariamenti a cui il Comune è stato sottoposto negli ultimi lustri.

Torniamo al pubblico. Come fare a portarlo allo stadio? C’è qualcuno che ha qualcosa di concreto e, soprattutto, realizzabile da proporre?
Io quando parlo di pubblico non penso naturalmente alle mamme e alle fidanzate dei giocatori, ma a un pubblico che riconosce quel che gli si offre come intrattenimento. Come facciamo a farli venire? Compriamo spazi sulla Gazzetta dello Sport (per inciso, non so se ve ne siete accorti, la carta stampata è in crisi…)? O montiamo le regie automatiche su cui l’Ingegner Carnevale ha basato la campagna elettorale 2012? O facciamo pagare il biglietto ai cronisti delle radio private (come a Milano fece con me la buon’anima di Sandro Cepparulo nel 1986, quando il baseball viveva evidentemente momenti di gloria…) ? O forse (e dico forse) conviene azzardare che, per portare il pubblico allo stadio, bisogna offrire al pubblico qualcosa per cui è disposto a pagare?

P.S. Quella della foto di copertina è una foto dei ruggenti anni ’60. Ma non mostra uno stadio italiano…

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