Baseball5: come la vedo io

BASEBALL

Ho dato un’occhiata agli accenni di discussione sul baseball5 che si trovano sui social media. E voglio aggiungere la mia. Premesso che, anche se siamo Italiani, non è che sia sempre necessario dividersi tra quelli che stanno con il Papa e quelli che invece parteggiano per l’Imperatore.

Il baseball5 è una versione del baseball e del softball (più del secondo, a essere sinceri, con il quale ha in comune la palla soffice) che si gioca 5 contro 5, si può giocare ovunque e non costa nulla. Evidentemente, non è baseball e neanche softball. Così come il beach volley non è pallavolo o il basket 3×3 non è pallacanestro o il ping pong non è tennis e il rugby7 è molto diverso da quello a 15 o 13 (ma è nel programma delle Olimpiadi) e il futsal è calcio a 5 e non calcio (ma ha milioni di praticanti).

Come Italiano, sono abituato a sentire da una vita che il baseball è difficile. Il che mi fa sentire intelligentissimo, visto che io lo trovo facile. Ma mi lascia sgomento, perché non so cosa c’è di difficile. Il baseball5 lo possiamo anche presentare come baseball (o softball) for dummies. Perchè proprio ci vorrebbe dell’impegno, a non capirlo.
Sempre come italiano, sono abituato a sentir dire che certo, il baseball “sarebbe bello” praticarlo. Ma serve un campo specifico. E poi l’attrezzatura costa.
Tutto questo per il baseball5 non è vero.

Chi storce il naso di fronte al baseball5, che problema ha? Perché è un gioco perfetto per entrare ai Giochi della Gioventù o come si chiamano adesso. I ragazzi possono iniziare a praticarlo anche a 12 o 13 anni e padroneggiarlo in pochi giorni. É anche un gioco perfetto per entrare nelle scuole senza dover fare i numeri da circo per procurarsi mazze in plastica, palle in spugna, basi che non si possono fissare al terreno. E senza dover superare l’ostilità di Presidi e Professori sulla formazione necessaria per preparare chi deve insegnare baseball. Non parliamo poi della spiaggia, dove si potrebbero organizzare centinaia di tornei. Vedo la Riviera romagnola: “giochiamo tutto la settimana e poi venerdì vi porto a vedere una partita vera a Rimini o San Marino”.
Il baseball5 può diventare un modo per avvicinare chiunque all’atto della battuta e della conseguente corsa alla conquista della base senza dover formare un lanciatore. Che anche a slowpitch, tirare strike non è mica così scontato. E magari, chi non ha più scuse per dire che baseball e softball sono difficili, potrebbe avvicinarsi ai nostri sport. Come giocatore magari non più, ma come arbitro, dirigente, giornalista, sponsor, semplice simpatizzante, perché no? O anche se fosse solo quello che viene al campo a bere una birra per dire che “lo sai che questa estate al mare ho fatto un torneo in cui battevamo con le mani, in spiaggia”.

Da consulente della World Baseball Softball Confederation, capisco benissimo la visione del Presidente Fraccari. Con una spesa modestissima in attrezzatura, si può portare l’idea dei nostri sport in posti dove sarebbe impensabile sviluppare baseball e softball. Come l’Africa Subsahariana o il Nord Estremo o il Medio Oriente, zone della terra dove campi veri da baseball e softball non verranno mai costruiti.

Sempre dal punto di vista della WBSC, se (meglio, quando) nasceranno gli Urban Games, sarà meglio avere una disciplina assimilata a baseball e softball o continuare a raccontarsi che i nostri sport sui giovani fanno sempre meno presa?
E che dire del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che sta accarezzando l’idea di una dimostrazione di baseball5 alle Olimpiadi Giovanili, che debuttano in ottobre a Buenos Aires (Argentina).

Il Presidente WBSC Fraccari si intrattiene con la squadra cubana all’evento baseball5 di Roma (K73-Nadoc)

Voglio, in conclusione, fare i complimenti a Gianfranco Pavone. Che la sua scheda vita sul sito FIBS mi descrive come mancino di tiro e di battuta, ma che curiosamente giocava seconda base (418 inning nel campionato di Serie Nazionale 1985 con la Roma). Non per questo, è chiaro.
Insegnante di Educazione Fisica all’Istituto Comprensivo Baccano (Roma, zona di Saxa Rubra, se non sbaglio), con la collaborazione della Vice Preside Antonella Di Tullio ha messo in piedi un progetto molto interessante basato sul baseball5. Oltre a praticare il gioco, i suoi studenti hanno fatto un lavoro sul linguaggio dei segni e il baseball5 ha creato collegamenti con tutte le materie, diventando quindi attività curriculare per gli studenti di prima e seconda media. Pavone ha formato 4 squadre, ma ha coinvolto tutti i suoi allievi in un progetto interdisciplinare. Gli studenti si sono infatti occupati della segreteria, dell’organizzazione, dell’ufficio stampa, della produzione di contenuti video e della selezione musicale per accompagnare i filmati.

Gli studenti della scuola ‘Baccano’ al momento della registrazione. A destra si riconosce il Professor Pavone

Il dibattito su quanto sia spettacolare il baseball5, non provo neanche ad affrontarlo. C’è già così tanto su cui riflettere, se si vuole costruire qualcosa con questa nuova disciplina.

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Baseball5: come la vedo io ultima modifica: 2018-05-12T21:25:46+00:00 da Riccardo Schiroli