Botswana: il Paese dove il colonialismo è diventato un paradosso

CINEMA, SCHIROPENSIERO, STORIA, VIAGGI

Sono in Botswana da lunedì, ma onestamente fino a oggi pomeriggio mi sarei potuto trovare in qualsiasi altro posto, perché non ho mai lasciato l’albergo. Dopo pranzo, mi sono dunque detto che dovevo pur fare 2 passi a Gaborone, la Capitale che mi ospita assieme al Congresso della Federazione Mondiale di baseball e softball (WBSC). Così ho cercato attraverso Google le principali attrazioni e mi sono imbattuto nel monumento ai 3 Dikgosi.

Nella lingua Tswana (un idioma di origine Bantu) il dikgosi è il capo di una Tribu. Le statue, alte poco più di 5 metri, sono dedicate a Khama Terzo dei Bangwato (18371923), Sebele Primo dei Bakwena (non è chiarissimo quando è nato, ma ha regnato dal 1892 al 1911) e Bathoen Primo dei Bangwaketse (su di lui ho ancora meno informazioni, ma regnò dal 1889 fino al 1910).
Nel 1895 i 3 Capi viaggiarono fino in Inghilterra (arrivando via terra in Sudafrica e poi proseguendo in nave) per chiedere il supporto della Regina Vittoria. Era loro intenzione opporsi al sogno visionario (e parecchio controverso) di Cecil Rhodes di una grande Unione africana sotto il controllo della Gran Bretagna. I 3 Capi avevano il supporto dei Missionari cristiani e finirono con l’ottenere un accordo che portò il futuro Botswana a diventare il protettorato inglese del Bechuanaland (bechuana è come probabilmente gli inglesi pronunciavano betswana, ovvero la popolazione bantu di queste terre). Gli costò solo una parte di territorio, divenuto di proprietà della Corona.

Khama Terzo avrà un figlio che gli succederà sul trono dei Bangwato come Sekgoma Khama Secondo. Questi a sua volta avrà un figlio con la nobile Queen Tebogo: Seretse Khama. Nato nel 1921, Seretse diventerà il primo Presidente della Repubblica del Botswana.
La sua è una vicenda incredibile. Studente decisamente privilegiato in Inghilterra, nel 1947 incontrerà Ruth Williams, di 2 anni più giovane. Il matrimonio, dal loro punto di vista, fu inevitabile coronamento di un grande amore. Ma fu visto da più parti come una minaccia all’equilibrio della zona. Il vicino Sudafrica riteneva che la sua politica dell’Apartheid potesse essere minacciata da un matrimonio misto.
L’Inghilterra (Governo laburista) trovò comodo sostenere la posizione del Sudafrica. Ma la cosa stupefacente fu l’opporsi al matrimonio dello zio di Seretse, Tshekedi Khama. Oltre al problema politico, c’era quello dell’origine di Ruth, figlia di un commesso di un negozio.

Seretse e Ruth furono esiliati dal 1951 in seguito al loro “disgraziato matrimonio”.
Dopo essere riuscito a rientrare in patria e a farsi eleggere (1957) nel Consiglio Tribale, Seretse tornò alla politica attiva fondando il Partito Democratico (1961) e, vincendo le elezioni (1965), divenne Primo Ministro. Il 30 settembre 1966 il Botswana ottenne l’indipendenza dal Regno Unito.
La vicenda di Seretse Khama è magistralmente narrata nel film di Amma Asante (regista inglese, classe 1969, originaria del Ghana) A United Kingdom. David Oyelowo interpreta Khama e Rosamund Pike dà il volto a Ruth. Il film è in programmazione su SKY.

Seretse Khama è morto nel 1980 a causa di un cancro al pancreas. Quett Masire, il suo Vice, è stato il suo successore.
A succedere (1988) a Qyett Masire fu Festus Mogae (classe 1939, Vice Presidente in carica). Dopo le sue dimissioni, la carica di Presidente della Repubblica è andata a Ian Khama, il figlio secondo genito di Seretse e Ruth e nato nel 1953, nel pieno dell’esilio del padre.
Pilota militare diplomato presso l’Esercito Britannico, Ian Khama è stato comandante della Forza Militare del Botswana e poi è entrato in politica, venendo nominato Vice Presidente prima ancora di essere eletto in Parlamento.
Dopo il mandato ad interim seguente alle dimissioni di Mogae, Ian Khama è stato eletto per altri 2 mandati: nel 2009 e 2014.
Ho a lungo sperato che venisse ad aprire il Congresso. Mi sono dovuto accontentare di incontrare il Brigadiere George Tihalerwa, il suo Capo dello Staff.

Quando Seretse Khama divenne Presidente, il Botswana era uno Stato poverissimo. Il PIL (Prodotto Interno Lordo) pro capite era di appena 70 dollari. Oggi, soprattutto grazie alla scoperta dei diamanti, il PIL pro capite è schizzato a 18.825 dollari. Per offrire un termine di paragone: quello dell’Italia è di oltre 30.000 dollari, quello degli Stati Uniti un po’ più di 57.000 dollari.

A sinistra gli attori, a destra i veri Rugh Williams e Seretse Khama

Il clima in questi giorni è stato fantastico. Non una nuvola in cielo e una temperatura sempre piacevole.
In Botswana è primavera (siamo sotto l’equatore) e stando al taxista (palesemente abusivo: mi ha chiesto di sedermi a fianco e non sul sedile posteriore) che mi ha portato in giro per Gaborone, non è normale che sia così.
“Qui in inverno fa molto freddo” ha detto con un malcelato orgoglio “Arriviamo anche sotto zero”.
Prima ho pensato che sragionasse, poi ho considerato che in effetti siamo a più di 1.000 metri d’altitudine. Il Botswana è di fatto su un altopiano e il suo territorio (che è ovviamente molto piatto) è occupato per il 70% dal deserto del Kalahari.
L’autista mi ha anche guardato con un po’ di disgusto quando gli ho chiesto se ci sono animali che arrivano vicini a Gaborone (che in tutto ha circa 400.000 abitanti). Ma la domanda non è priva di senso: la savana inizia ai limiti della zona abitata e le scimmie sono un incontro abituale nei giardini del mio albergo. Zebre ed elefanti (foto di copertina) dovrebbero essere le principali attrazioni.

Speriamo che la pioggia si scordi di arrivare fino a mercoledì, perché questo porterebbe gli animali ad avvicinarsi alle pozze d’acqua e sarebbe più facile osservarli.
Viaggerò verso sud e il Sudafrica per arrivare a una riserva e fare ben 4 game drive.
Il Botswana confina anche con la Namibia (nord e nord ovest), lo Zimbabwe (ex Rhodesia, come è noto, a nord est) e lo Zambia (a nord, ma Wikipedia sostiene che questo confine è “scarsamente definito”).

La bellissima Amma Asante, regista di “A United Kingdom”

Al monumento ai 3 Capi ho avuto la fortuna di essere accompagnato da una guida di nome Melvin, preparatissima sulla storia del suo paese, quanto farneticante nello spiegarmi che il suo cognome (che non ricordo) significa “prurito” nella lingua Tswana e “persona indesiderata” nella versione dei Bantu dell’Uganda.
Comunque con Melvin abbiamo parlato di David Livingston e della storia del suo paese, iniziata con le invasioni Zulu (il Re Shaka entrò nell’attuale Botswana nel 1700) e cambiata per sempre dall’arrivo dei Missionari cristiani.
L’ho salutato con una mancia da 20 pula (la valuta locale; Melvin: “In Croazia c’è una città che si chiama Pula”), un bel 1.65 euro che lui ha commentato con un “it’s great”. Lo stipendio del personale della reception del mio albergo è circa 2.000 pula al mese (quindi 165 euro) e il mio taxista abusivo mi ha aspettato per tutta la chiacchierata con Melvin, mi ha mostrato i palazzi governativi e poi mi ha depositato a un centro commerciale per 150 pula, poco più di 12 euro.

Per la cronaca, Ruth Williams è morta il 22 maggio 2002 a causa di un cancro alla gola.

 

 

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Botswana: il Paese dove il colonialismo è diventato un paradosso ultima modifica: 2017-10-16T03:23:10+00:00 da Riccardo Schiroli