Ci sono oriundi e oriundi, nello sport italiano

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La convocazione di Thiago Motta da parte della nazionale di calcio e, ancora di più, l’intervista rilasciata dal calciatore alla “Gazzetta dello Sport” mercoledì 9 febbraio (firma Andrea Elefante) rilanciano uno dei miei Cavalli di Battaglia: i cosiddetti oriundi nelle nazionali.
Voglio premettere: il termine oriundo è improprio. Dizionario alla mano, significa “straniero di origine italiana”, mentre il nostro Motta è cittadino italiano. E lo è dalla nascita, come enfatizza Elefante sul foglio rosa.
Non so se qualcuno lo ha notato, ma i vari Camoranesi, Osvaldo, Schelotto, Amauri delle nazionali di calcio non sono oriundi, bensì italiani con gli stessi diritti (e, naturalmente, doveri) miei e vostri. Il CT Prandelli stesso li chiama nuovi italiani. Sbagliando, per altro. Perchèil ct della nazionale di calcio prandelli quasi tutti questi ragazzi italiani li sono dalla nascita. Non Amauri, che si è naturalizzato grazie alla cittadinanza delle moglie.
Non è italiano dalla nascita Mario Balotelli, che è nato in Italia da genitori stranieri ed è cresciuto nella famiglia italiana alla quale è stato affidato, quindi poteva optare per la cittadinanza italiana solo al compimento della maggiore età. Lui sì, è un nuovo italiano. E non ha potuto giocare alle Olimpiadi del 2008 perchè non era ancora cittadino. Ricorderete che la stampa tutta insorse perchè la Repubblica Italiana aveva avuto l’ardire di rispettare la sua legge sulla cittadinanza, non concedendo a Balotelli lo status di Italiano prima dei 18 anni.

Prandelli non conosce la legge sulla cittadinanza italiana, che per altro non è recente: data 1912 e recita che è italiano chi nasce da padre o madre italiani. Lo spirito della legge, basato sul principio dello jure sanguinis, non è mai cambiato. Nel 1992, addirittura, è stata rafforzata la posizione di chi ha 2 cittadinanze (nato negli Stati Uniti da genitori italiani, come il calciatore Giuseppe Rossi).
Non la conosce nemmeno il selezionatore del Brasile, che ha commentato (parlando di Motta): “Io sono contrario a questo tipo di naturalizzazioni”. Ma è già più comprensibile: il Brasile (come gli Stati Uniti e tutti i paesi delle Americhe) ha una legge di cittadinanza basata sul principio dello jus soli; cioè: è brasiliano chi nasce in Brasile.

Franco Arturi è uno dei vice direttori della “Gazzetta dello Sport”. Nel dicembre del 2005 scrisse un simpatico articolo nel quale sosteneva che la Federazione Baseball aveva “dato in leasing la maglia Italia” per far giocare una serie di americani in azzurro al World Baseball Classic. Con Arturi ho avuto decine di discussioni, mai nessuna approdata a nulla. Lui sostiene che, indipendentemente dalla legge sulla cittadinanza, non è d’accordo che giochino in nazionale atleti non formati in Italia.
Arturi è coerente anche il 9 febbraio 2011. Lo stesso giorno in cui Thiago Motta sostiene sul suo giornale: “Mi sento Italiano” (ma cosa si sentiva, quando ha giocato un’amichevole per il Brasile, anni fa?), Arturi risponde ad un cittadino italiano residente in Lussemburgo quello che ha, in molte occasioni, risposto a me.

A questo punto mi chiedo: perchè il primo titolo della rosa sulla nazionale di baseball che partecipava alla Coppa Intercontinentale lo scorso novembre contava gli oriundi e invece su Thiago Motta lo stesso giornale sottolinea che è “Italiano dalla nascita?”
Perchè, al riguardo della nazionale di rugby, che oltretutto perde sempre, nessuno nota che in nazionale vanno effettivamente degli oriundi (ovvero stranieri di origine italiana) e a volte addirittura stranieri tour court, che nel rugby si chiamano convenientemente assimilati?

La “Gazzetta dello Sport” non mi risponderà. Ma il movimento del baseball italiano sa che questo atteggiamento dipende in parte anche da una sorta di masochismo dal quale noi del baseball non riusciamo a guarire. Se ci facciamo male noi, perchè non dovrebbero farcene gli altri?

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3 thoughts on “Ci sono oriundi e oriundi, nello sport italiano

  1. Caro Riccardo, concordo con te, la tua chiusa è perfetta. La maggior parte dei giornalisti, sportivi compresi e a volte soprattutto, non sa e non pratica, in senso professionale, il nostro sport, diversamente saprebbe che il WBC non è altro che una anteprima della MLB ed è già molto che alcuni dei nostri migliori atleti possano avere quella vetrina. oggi sono tanti i giocatori di origine straniera che iniziano a giocare in italia a BB, saranno tutti ASI, nelle giovanili ce ne sono a centinaia, avremo presto tante squadre multietniche prodotte da noi stessi, ben venga e ben venga per questi atleti italiani la possibilità di vestire la casacca della nazionale.

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