Cosa non è successo tra la MLB e il baseball italiano

BASEBALL, SCHIROPENSIERO, SPORT

Avevo detto che non avrei parlato per tutta la stagione di baseball di casa nostra. Ma avevo promesso anche che mi sarei sbilanciato raccontando il perché la Major League Baseball (MLB) non abbia mai investito nel progetto di un campionato professionistico italiano. Ecco l’articolo su cosa non è successo tra MLB e baseball italiano.

Il 16 settembre del 2008 io (responsabile Ufficio Stampa) ero con Massimo Fochi (Vice Presidente FIBS) allo Yankee Stadium di New York. Eravamo euforici perché reduci da una riunione che sembrava aver rappresentato una vera e propria svolta nella storia del baseball italiano. Al mattino il Vice Presidente (con delega agli affari internazionali) della MLB Paul Archey aveva detto queste testuali parole: “Non è una promessa, ma posso dirvi che sono estremamente fiducioso: i proprietari dei club di MLB sono pronti a investire in una Lega Italiana”.
Al termine della riunione Riccardo Fraccari (Presidente della FIBS e primo Vice Presidente Europeo) aveva contattato il socio italiano di uno studio legale di New York e fissato un appuntamento per la mattina successiva. Si parlava già di bozze di contratti

Allo Yankee Stadium io e Fochi andammo con la linea numero 4 della subway, le cui corse Express per il Bronx partono da Grand Central Station, praticamente a fianco della sede MLB di Park Avenue.
Al botteghino avevamo trovato 2 biglietti da 100 dollari l’uno, proprio dietro casa base.
Gli Yankees erano già destinati a non partecipare alla post season (cosa che non accadeva dal 1993…) e non era serata da tutto esaurito. Ma alla fine si conteranno comunque 52.558 paganti per la sfida con i White Sox di Chicago.

Nella parte bassa del primo inning Derek Jeter era arrivato salvo in prima. Ricordo benissimo che aveva colpito male il primo lancio di Gavin Floyd e che l’intervento in terza base di Juan Uribe era stato tutto tranne che perfetto. Ma quando si era illuminato HIT sul tabellone, il pubblico era imprevedibilmente scattato per tributare a Jeter una vera standing ovation.
Io e Fochi rimanemmo seduti e ci guardammo senza parlare. Entrambi pensavamo che ci fosse poco da applaudire. “Io avrei dato errore, al posto del classificatore” commentai alla fine.
Gli Yankees persero 6-2 e chiusero la regular season con un record di 89 vittorie e 73 sconfitte, non male ma non abbastanza per giocare in ottobre. Per la cronaca: i Tampa Bay Rays vinsero la American League Est di quel 2008 con un record di 9765, secondi furono i Boston Red Sox (che erano i Campioni in carica) con 9567 e l’unica squadra della division a non chiudere con un record positivo fu Baltimora: 6893.
All’uscita ci stupimmo ancora, perché erano in distribuzione t-shirt degli Yankees per tutti.

Derek Jeter quel giorno di settembre del 2008

Solo la mattina successiva, sfogliando il New York Times a colazione, capimmo cos’era successo: quella valida fortunosa era la numero 1.270 battuta da Jeter allo Yankee Stadium e cancellava il precedente primato, appartenuto nientemeno che a Lou Gehrig. Mickey Mantle si era dovuto fermare a 1.211, Joe Di Maggio a 1.069. E il primato non sarà più possibile batterlo, perchè gli Yankees hanno giocato l’ultima partita nel loro glorioso stadio (inaugurato nel 1923, ha ospitato 83 stagioni) il 21 settembre di quello stesso anno. Un anno dopo (12 settembre 2009) Jeter, con la sua numero 2.272, toglierà un record ancora più importante a Gehrig: quello del maggior numero di valide della storia della Franchigia. La stessa stagione io sarò fortunato (o sfortunato, per la mia anima di tifoso dei Red Sox….) abbastanza da assistere alla vittoria degli Yankees nelle World Series (contro i Philadelphia Phillies: una sezione del sito è dedicata a quella esperienza) nel loro nuovissimo Yankee Stadium.
Torniamo a noi. Sfogliando il Times, ci sfuggì un’altra notizia: invocando il Capitolo 11 della Legge Fallimentare, la Banca d’Affari Lehman Brothers aveva dichiarato bancarotta. Esattamente una settimana dopo, Goldman Sachs e Morgan Stanley si trasformeranno in banche commerciali (la procedura di norma richiede 30 giorni, ma il cambiamento avvenne dall’oggi al domani), rinunciando a un ramo rilevante della loro attività pur di accedere ai fondi federali e salvarsi. Morgan Stanley cedette in fretta e furia il 20% del capitale alla giapponese Mitsubishi.
Le Banche d’Affari erano state vittime della propria avidità. Avevano creato i cosiddetti fondi mezzanino, investendo in titoli (MBS o “mortgage backed securities” e CDO o “collateralized debt obligations”) che a loro volta finanziavano mutui concessi troppo allegramente. Ed erano, secondo un’espressione diventata popolare, tossici. Quando i default hanno iniziato a prevalere sui mutui con rate regolarmente saldate, è iniziato un effetto domino che ha seriamente rischiato di far saltare il sistema. La recessione che ne seguì è costata agli Stati Uniti la perdita del 40% del PIL (Prodotto Interno Lordo) e di 9 milioni di posti di lavoro. Tra il settembre del 2008 e i primi mesi del 2009 la Borsa a Wall Street ha registrato perdite vicine al 50% del valore delle azioni in portafoglio.

Ecco cosa non è successo tra MLB e baseball italiano

In questo disastro, il finanziamento della MLB alla nascitura Italian Baseball League (IBL) rappresenta il classico bicchiere d’acqua nel mare. Probabilmente nessuno arrivò mai a dire che, a causa della crisi dei mutui subprime, “è bene che la MLB non investa soldi in un campionato di baseball europeo“. Più facilmente, chi si trovava a disporre di quei fondi decise (visto il momento storico) di non utilizzarli. Per nostra sfortuna, nella lista delle priorità la IBL era seconda dietro la ABL (Australian Baseball League), che non a caso visse la sua stagione inaugurale nell’inverno tra il 2010 e 2011.
La MLB giudicava prioritaria la ABL vista la stagionalità inversa. In Australia si gioca quando negli Stati Uniti il baseball è fermo e l’ipotesi era che quel campionato permettesse ai prospetti non pronti per le Winter League caraibiche di continuare a giocare. Ha fatto di tutto per supportarne l’espansione, compreso organizzare 2 partite di regular season a Sydney (con un significativo investimento per adattare il campo da cricket)  nel marzo del 2014 tra Los Angeles Dodgers e Arizona Diamondbacks. Quelle partite fanno dell’Australia l’unico paese, oltre al Giappone, ad aver ospitato gare di Grande Lega fuori dal Continente Americano. Le partite furono anche un buon successo di pubblico (44.735 e 38.079 paganti), ma l’esperienza MLB in Australia comunque sta volgendo alla conclusione. Perché la MLB ragiona come qualsiasi multi nazionale: i suoi investimenti non sono aiuti ai bisognosi, ma devono produrre ritorni. Questo non va mai dimenticato

Aderire alla IBL restava una “win win situation”

La MLB dunque aveva deciso di investire in 2 Leghe fuori dagli Stati Uniti. La crisi dei mutui subprime ha consigliato di limitare l’investimento a un solo campionato.
Che la MLB in Italia non avrebbe dato seguito a quanto sembrava scontato nel settembre 2008, era chiaro fin dai primi mesi del 2010 e, se proprio si vuole dare una colpa alla FIBS, sarebbe probabilmente stato il caso di dirlo con maggiore decisione. Visto che il ruolo che ricoprivo, mi prendo tranquillamente la responsabilità di questo.

Tuttavia, continuo a non spiegarmi (se non invocando il tafazzismo radicato nel baseball italiano) come sia possibile che in Italia sia nata una corrente di pensiero contraria alla IBL, con posizioni al limite del delirio (a ben pensarci, anche un po’ oltre…) tipo “la serie A è il vero campionato nazionale”.
La nascita della IBL era quella che la Teoria dei Giochi definisce una win win situation. Nessuno ci avrebbe perso, con un campionato senza retrocessioni e che nasceva a 8 squadre ma era pronto ad espandersi alla prima occasione. Pubblicamente, il Presidente Fraccari aveva persino dichiarato che il suo obiettivo era una IBL a 16 squadre.
Oltretutto, le squadre partecipanti erano state invitate a fare sistema, partendo dalla base di sponsor tecnici comuni. Erano state invitate anche a creare progetti di formazione giocatori con il progetto Franchigie (il progetto iniziale prevedeva 2 squadre di Minor League: IBL2 e Under 21). Avevano ottenuto visibilità con le dirette settimanali di Rai Sport e avrebbero potuto darne di ulteriore ai loro sponsor principali investendo negli spazi disponibili sui quotidiani sportivi.

Non sto cercando colpevoli. Anzi, quel che mi preme più sottolineare è che il baseball italiano ha bisogno di un campionato di vertice e il campionato che la IBL è diventata certamente non lo è. Non vedo poi come le cose possano migliorare introducendo promozioni e retrocessioni.
Per dire ancora più chiaramente come la penso, non devo far altro che copiare un mio pezzo di qualche settimana fa e incollare qui: ” Il fatto è che quasi tutti amano parlare di quel che ci sarebbe da fare, ma nessuno lo vuole fare. Sono decenni che assisto a discussioni sui massimi sistemi, ma la verità è che nessuno vuole giocare di più. Però non voglio unirmi a uno dei luoghi comuni che nel nostro movimento si sussurrano da sempre: ‘il problema sono i dirigenti‘. Il problema sono tutti: non vogliono giocare di più nemmeno i tecnici e meno che mai i giocatori. Ancora una volta non mi metto a giudicare le motivazioni. Dico solo: se sbaglio, smentitemi. Preparate un progetto di campionato serio, che preveda un 60 partite per cominciare. Che preveda un livello intermedio per consentire ai giovani (in particolare, ai giovani lanciatori) di crescere giocando. Che preveda un’attività in autunno e inverno sulla falsariga della Instructional League americana. Riscrivete la normativa sugli ASI (atleti di scuola italiana) impedendo che possa essere aggirata mettendo in campo dei cinquantenni, contendendoseli anche sul mercato a suon di biglietti da 100 euro”.

Chi vuole discutere con me, e non desidera commentare sul sito, può scrivermi a info@riccardoschiroli.com

Il Sindaco di Londra Sadiq Kahn (maglia numero 44 dei Mets) a CitiField di New York

Qualche post scriptum

1) L’Australian Baseball League ha registrato perdite per 6 stagioni consecutive e la MLB ha tolto il suo supporto finanziario dopo la stagione 2015-2016
2) Nel gennaio 2013 la Federazione d’Olanda (KNBSB) annunciò la costruzione di un nuovo stadio a Hoofddorp, nei pressi dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam. Nella conferenza stampa venne detto che nel 2014 o 2015 lo stadio avrebbe ospitato partite di regular season MLB. La costruzione dello stadio costò alla municipalità di Harlemermeer oltre 12 milioni di euro (con uno sforamento di 860.000 euro dal budget inizialmente stanziato) e la manutenzione, secondo gli standard MLB (materiali e manodopera super specializzata importata dagli USA), veniva valutata circa 100.000 euro all’anno. Impossibile da sostenere: dopo che le partite MLB non erano accadute nel 2014, ma nemmeno nel 2015 e 2016, con il gennaio 2017 l’Assessore allo Sport Michel Bezuijen ha interrotto il contratto di manutenzione. Ora è impossibile che la MLB prenda in considerazione Hoofddorp per disputare gare di regular season. Tutte queste informazioni si trovano facilmente on line.
3) L’idea MLB era giocare le ormai famigerate partite in Europa nella metropoli che ospita la sua sede nel Vecchio Continente: Londra. Dopotutto, nella Capitale del Regno Unito si giocano con successo da anni partite NBA (basket; come ho scritto a gennaio su questo sito, non è che questo abbia fatto decollare il basket inglese) e NFL (football americano) e, come a Sydney, potrebbe bastare sistemare un campo da cricket.
Durante una visita a New York, il Sindaco di Londra Sadiq Khan ebbe incontri con i Mets e il Commissioner MLB Manfred, ai quali propose di portare partite di Major League a Londra. Il Telegraph escluse i campi da cricket, ma scrisse che poteva essere riadattato alla bisogna lo stadio Olimpico. All’inizio del 2016, in occasione del suo primo anniversario in carica, Manfred dichiarò all’agenzia Associated Press che stava esaminando la possibilità di giocare partite di regular season nel 2017 a Londra. Disse: “L’unica cosa certa è che la prima nostra apparizione in Europa deve lasciare la miglior impressione possibile”.
Il 12 luglio 2016 Associated Press annunciava tramite il suo sito che non sarebbe stato possibile giocare partite MLB a Londra nel 2017. “Non c’erano i tempi” spiegò il Presidente del sindacato giocatori (MLBPA) Tony Clark. Pubblicai la notizia sul sito FIBS lo stesso giorno.
4) Il progetto di giocare partite di regular season MLB in Europa non è tramontato definitivamente. Ma mi sento di escludere che si giocheranno in Italia. Almeno, non nell’arco della mia vita. So che in passato spesso si parlò di stadio a Roma e conseguenti partite MLB nel nuovo stadio. Ma vi invito a verificare se un Sindaco di Roma si sia mai sbilanciato come ha fatto Sadiq Khan. Vi invito infine a verificare i progressi nella costruzione del nuovo stadio della Roma calcio. Potrebbero essere un indicatore sulla probabilità di vedere partite MLB nella Città Eterna.

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Cosa non è successo tra la MLB e il baseball italiano ultima modifica: 2017-04-24T18:17:40+00:00 da Riccardo Schiroli

8 thoughts on “Cosa non è successo tra la MLB e il baseball italiano

  1. Non mi occupo più esclusivamente di baseball. Ma di baseball scriverò finché campo. D’altra parte, l’apporto che un professionista può dare in un mondo nel quale si ergono ad esperti di giornalismo ragionieri, bancari, controllori di volo e operai, pernso possa essere di rilievo

  2. Ah, quindi adesso non si occupa più di baseball ma ha cambiato rotta. Beh, se le cose stanno così, se non c’è un editore che può pagarle lo stipendio per mangiare la pagnotta e sfamare la famiglia allora non fa altro che dire che il baseball italiano non può certo ambire al professionismo e quindi la mia opinione è valida e corrisponde a verità, anche perchè, e qui mi ripeto, sottolineo che lei ha dovuto cambiare attività, o meglio, ha lasciato l’editore del baseball per buttarsi su altre cose, altri argomenti. Sa che deve fare secondo me? Dimenticare il baseball italiano, perchè è più corretto per lei concentrarsi su ciò che di nuovo sta facendo e che le dà da vivere, perchè il baseball non le dà da vivere e senza soldi non si campa. Con la filosofia si muore. Ma ora di che si occupa? Cronaca nera, altro sport, attualità, analisi di mercato, finanza, opinionista? Saluti

  3. Ti posso dire che ad alimentare l’equivoco ci ha pensato anche l’Ufficio MLB di Londra, che non ha riportato in maniera esplicita quel che emergeva a New York. Ma è innegabile: avremmo dovuto dire più chiaramente, che il progetto non si sarebbe concretizzato per come era stato pensato e che si doveva lavorare su un’alternativa.
    Il Farm System all’italiana è ancora possibile. Lancio questa proposta: tutti i club IBL e la FIBS si tassano per organizzare un campionato invernale Under 21 a 4 squadre (guidate dai tecnici degli staff azzurri e formate dai migliori prospetti) da giocarsi in Sicilia a ottobre, novembre, dicembre sul modello della Instructional League: istruzione al mattino, partite nel primo pomeriggio. Questa è una proposta concreta e magari la MLB 2 soldi da parte per questo li potrebbe anche avere.

  4. La sua opinione è rispettabile, ma presupporrebbe un “coming out” con ammissisione: “Siamo questi, non saremo mai quel che sogniamo di essere”.
    Io personalmente al salto di qualità invece ho creduto e ancora credo. Certo, il professionismo del baseball italiano non sarebbe mai quello dei giocatori milionari, ma di gente che ci campa.
    Sui giornalisti specializzati: in Europa sono l’unico professionista specializzato nel baseball. O meglio ero, perché come saprà non lavoro più per la FIBS e in Italia non c’è un altro editore in grado di pagare compensi per chi si occupa esclusivamente di baseball. Farei comunque 2 precisazioni:
    1) Io sono prima diventato giornalista professionista e poi giornalista professionista di baseball. In mezzo c’è una gavetta iniziata nell’estate del 1984 e che mi ha portato a girare l’Italia per anni al seguito del Parma. Come percorso preparatorio, c’é l’esperienza Baseball.it. Che tutt’ora giudico esaltante ma che non mi ha reso una lira.
    2) Quando ho accettato la prima proposta di Riccardo Fraccari, dalla FIBS guadagnavo 13.000 euro lordi. Ergo: mi sono preso un bel rischio, ho investito nella mia passione. Non c’è altro modo.

  5. Guarda, io alle limitazioni per ruolo non credo. Anche perché, quando ci sono state, non hanno funzionato (vedi fini anni ’80 e inizio anni ’90 e poi la regola degli Under 23). Ma c’è assolutamente del vero in quello che dici. La ristrutturazione è necessaria e bisogna avere il coraggio di differenziare il percorso “agonistico” del baseball da quello “amatoriale”. Non ha senso che i ragazzi di 18 anni giochino lo stesso campionato con veterani di 45.
    Va per altro ammesso che una IBL come la immagino io, con livelli intermedi, assorbirebbe quasi tutti i migliori giocatori giovani. Per disputare la C e la B a quel punto resterebbero solo i giocatori di scarsa prospettiva

  6. Caro Schiro, prendo per buona la prima parte, non potrei fare diversamente, mi fido del tuo racconto, vorrei invece commentare la seconda parte. Posto che la IBL è un campionato a sé, di vertice, e tale deve restare, magari creando una Lega che si autogestisce sulla base delle regole Federali, quello che deve cambiare assolutamente è l’assetto dei campionati Federali. C e B Federali autarchiche solo giocatori italiani, o ASi ma di “allevamento” nazionale ( giovani di origini straniere che hanno calcato i campi delle nostre giovanili). C Federale come campionato di sviluppo degli U18 in uscita con tetto max a 25 anni, B federale con ASI (come si intende oggi) max 2 in nessun caso Pitcher, Catcher o Shortstop. Ma veniamo alla A federale, vissuta oggi da tanti come chiave di volta di tutto il sistema. Finchè ogni domenica vedremo lanciatori stranieri d’annata collezionare 15/16/18 K a partita non avremo nessuna crescita, chi più ha più avrà, esattamente la stessa critica che viene elevata alla IBL. Non sono per fare tabula rasa ma credo che tanti dei nostri migliori prospetti, soprattutto sul monte, non hanno la possibilità di giocare ad un buon livello perchè chiusi dalla necessità di vincere, senza accorgersi che così perdiamo tutti. E’ impopolare, lo so, ma credo che questo sia il percorso, l’unico, credibile, forse anche per gli altri, quelli di là dall’Atlantico. Ciao e a presto. Naso

  7. quel che scrive prevede a mio giudizio da profano che tutti siano professionisti, mentre mi risulta che in Italia nessuno campa col baseball, forse gli unici professionisti sono i giornalisti specializzati come lei che riescono a campare raccontando il baseball.
    Per questi motivi credo la cosa non stia in piedi e che il nostro baseball si debba accontentare di qualche gradino in meno e che il suo livello non è certo quello espresso dalla squadra nazionale messa in campo nel recente world baseball classic

  8. Ecco, potevate dirlo più chiaramente. Per anni si è parlato di “piano finanziario pronto” e solo “da approvare”. Però hai il coraggio di assumertene la responsabilità e non è da tutti.
    L’idea era corretta, immaginavamo una sorta di “farm” italiana per le squadre di Major, ma se capisco è abortita prima di iniziare. Sulla necessità di un campionato di vertice come dire il contrario? Come realizzarlo sta al movimento che, invece, preferisce il tafazzismo a tutti i livelli

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