Segnali da una crisi del baseball americano che non esiste

BASEBALL, SCHIROPENSIERO

Maury Brown su Forbes scrive che i ricavi della Major League Baseball (MLB) sono cresciuti per il quindicesimo anno consecutivo e arriveranno a superare i 10 miliardi di dollari. Questo significa un aumento di 500 milioni dal 2015. Letto l’articolo, mi son chiesto in che senso, il baseball in America potrà mai essere in crisi. E l’ho scritto su Facebook. Dalle risposte, ho notato una certa qual urgenza a confermare che il baseball è effettivamente in crisi in America.
Qui cerco di rispondere in modo più approfondito.

Ho iniziato parlando di business e proseguo per ora su questa strada. Perché una brutta notizia per la MLB alla fine c’è: il Presidente di MLB Advanced Media (MLBAM) Robert A. (Bob) Bowman se ne va a fine anno. Ha dichiarato che è “il momento giusto per una nuova leadership”, ma non è da escludere che la sua decisione sia una conseguenza di quella presa da MLB di cedere BAM Tech, il ramo strettamente tecnologico di MLBAM, a Disney. MLB ha realizzato qualcosa come 2.58 miliardi di dollari e mantiene una minoranza del 15%, ma verosimilmente Bowman riteneva BAM Tech, in particolare la tecnologia che sta dietro lo streaming di MLB TV, una sua creatura.
Per altro, qualche voce giornalistica indica in Bowman uno dei candidati alla poltrona più altra di Disney.

Bob Bowman durante un evento a New York (Photo by Noam Galai/Getty Images for TechCrunch)

Come diceva Bud Selig, il predecessore di Rob Manfred nel ruolo di Commissioner MLB, MLBAM è “una delle storie di successo non solo del baseball americano, ma più in generale dell’economia degli Stati Uniti”.
Selig a sua volta è stato una storia di successo. Quando è diventato Commissioner nel 1992 (aveva 58 anni) la MLB aveva introiti nell’ordine di 1.2 miliardi di dollari. In un quarto di secolo, sono cresciuti di oltre il 300% e MLBAM ha una bella fetta del merito di questo risultato.
Bob Bowman è un visionario. Quando ha preso in mano lui il progetto, lo streaming video era ancora fantascienza. Oggi la app MLB At Bat è la più scaricata al mondo sia per Android che per Ios di Apple. Seccante per me, MLBAM ha smesso di sviluppare la app per Windows. Ma il risultato è che gli introiti che derivano dall’attività digitale fanno la differenza.
Bowman ha capito che quando si è proprietari di un contenuto di valore, va bene cederne i diritti, ma gestirselo da soli (se la tecnologia lo consente) è la mossa più intelligente. Oltre che la più ovvia. Disney, che vuole andare a sfidare sul mercato dello streaming Netflix (altri signori che sulla produzione di contenuto originale hanno fatto qualche strike…), si è comprata una tecnologia apparentemente formidabile acquisendo BAM Tech. Cerchio chiuso.

Il baseball MLB come spettacolo tira tantissimo. E non si può certo dire che difetti nell’appeal sui giovani, se così rilevante è il peso dei ricavi dal digitale. Diciamo che quest’anno ha tirato un po’ meno allo stadio, se è vero (come è vero) che gli spettatori paganti sono scesi sotto i 73 milioni per la prima volta dal 2002. Il boom degli spettatori paganti si ebbe nelle stagioni 2007 e 2008 (vennero superati i 79 milioni), poi il totale si assestò poco sopra i 73 mlioni.

Ma chi apparentemente gode (e non si sa perché…) di questo, non sta considerando che la cifra di 70 milioni di paganti venne superata solo nel 1999. Prima di allora, un totale di 60 milioni di spettatori era già considerato rispettabile.
Dopo il 2008, è intervenuta una pesante crisi economica e, allo stesso tempo, negli stadi spazi sempre maggiori sono stati dedicati a posti VIP.
I millenial non vanno alle partite di Major League? C’è da capirli. Sono, appunto millenial e vivono con la paghetta dei genitori: non se lo possono permettere. A meno che non vogliano vedere la partita da un posto così lontano dal campo da far venir meno l’emozione di essere allo stadio.
Sembra che dirlo rappresenti un tabu, ma il calo del pubblico, specie in impianti storicamente abituati al pienone come lo Yankee Stadium, è dovuto a un evidente tentativo di avere botte piena (introiti in crescita nonostante stadi meno capienti) e moglie ubriaca (lo stadio comunque pieno). I millenial, in sintesi, vanno meno allo stadio non tanto perché trovano il baseball “noioso”. Quanto perché lo vedono fuori dalla portata dei loro portafogli.
In ogni caso, la fascia d’età che preme più di tutte alla MLB è quella dai 18 ai 34 anni, quindi non solo quella dei nati dopo il 2000. L’attenzione è alta da quando (2012) un rapporto Nielsen Scarborough ha segnalato che sono più le persone di mezza età ad avere una propensione all’acquisto di biglietti MLB, rispetto ai giovani. Ora pensate al prezzo di questi biglietti e magari chiedete a Nielsen Scarborough di riformulare la domanda ai ragazzi dai 18 ai 34 anni dopo aver chiesto e ottenuto uno sconto.

Le “plazas” dello Yankee Stadium: settori con biglietti a prezzo speciale per attirare i più giovani alle partite

Non dobbiamo nemmeno dimenticare (la fonte è sempre Forbes) che le squadre di baseball MLB sono quasi tutte (26 su 30) l’evento sportivo più seguito in TV della loro zona. Le 4 che restano in retroguardia sono: i Mets (i primi sono gli Yankees) nell’area di New York, gli Angels (i primi sono i Dodgers) nell’area di Los Angeles, gli A’S (i primi sono i Giants) nell’area della Baia di San Francisco e i White Sox (i primi sono i Cubs) nell’area di Chicago.

Che il baseball sia noioso dal punto di vista dello spettatore, lo pensano diverse persone anche negli Stati Uniti, specialmente le donne, che raramente lo hanno praticato. Ma è così da un secolo e un po’ e non ci si può fare nulla. Io, ad esempio, trovo noioso il basket e insopportabili quasi tutti i film di Wim Wenders, in particolare il celebrato Fino alla fine del mondo. Al riguardo di quest’ultimo film, a rendermelo insopportabile è anche la colonna sonora degli U2 e aggiungo che trovo Bono Vox un pessimo cantante. Eppure, Wenders è considerato un Maestro e gli U2 vendono milioni di dischi, anche senza il mio consenso.

Molto meno normale sarebbe che i bambini, in quanto praticanti, trovassero noioso il baseball. Ma questo non succede né in Italia né tanto meno negli Stati Uniti.
Alla persona che mi ha segnalato lo studio dello Sports and Fitness Industry Association (SFIA, istituzione centenaria negli USA; tra i fondatori c’era il leggendario Spalding) sul calo dei praticanti nel baseball mi preme segnalare che l’inchiesta riguarda il periodo dal 2009 al 2014 e che in effetti segnala un calo medio del 9% (o di 4.5 milioni di bambini da una base di partenza di oltre 50 milioni) nella pratica dello sport di squadra (precisamente: esaminando i dati di 17 sport di squadra) a livello giovanile. Ma il calo nel baseball è nettamente al di sotto della media: 4.3%. Per dire, il football (che a livello giovanile è tackle football) ha avuto nello stesso periodo un calo del 17.9%.

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Segnali da una crisi del baseball americano che non esiste ultima modifica: 2017-12-20T00:37:22+00:00 da Riccardo Schiroli