La Juventus dopo un gol

Della Money League Deloitte e dei conti della Juventus

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Deloitte ha appena pubblicato l’edizione numero 23 della sua Money League dedicata al calcio europeo. L’analisi si pone l’obiettivo di valutare l’abilità dei club di generare ricavi con le partite, i diritti televisivi e le sponsorizzazioni.
La stampa mainstream italiana riporta della Money League solo la classifica dei fatturati. Che per me quest’anno è dolorosa: il Milan è uscito dalle prime 20 posizioni. Precisamente, il Milan è al posto numero 21, con un fatturato di 206.3 milioni di euro. Che per la cronaca, è sempre meglio di Ajax (199.4) e Benfica (197.6) e non tanto distante dal ventesimo posto del Napoli (207.4). Queste 3 squadre hanno partecipato alla Champions League.
Parlando del Milan, è pur vero che se avesse confermato il fatturato precedente (207.7 milioni) sarebbe entrato nelle prime 20. Ma non è tanto questo il punto. Piuttosto, di questo studio molto completo bisognerebbe riferire altri aspetti. Provo a farlo. Per la cronaca: la Money League calcola i fatturati al netto delle plusvalenze date dagli scambi di giocatori.

Il club più ricco d’Europa è il Barcellona. Fattura 840.8 milioni di euro. I maggiori introiti derivano dall’attività commerciale: 383.5 milioni, il 46%. Il 35% del fatturato (298.1 milioni) deriva invece dai diritti televisivi e il 19% (159.2 milioni) proviene dagli incassi.
Il club più ricco d’Italia è la Juventus. Si trova solo al decimo posto della Money League con un fatturato di 459.7 milioni. La maggior parte degli introiti della Juve (il 45%, pari a 208.5 milioni) deriva dai diritti televisivi. La parte commerciale, che comunque è in notevole crescita, dà il 41% del fatturato (185.6 milioni), mentre dagli incassi al botteghino deriva solo il 14% per cento (65.6 milioni) del fatturato.

La Juve ha una composizione del fatturato non dissimile rispetto a quella del Chelsea, del Tottenham, del Liverpool e del Manchester City, che la precedono nella Money League. Sono tutti club che, va detto senza mezzi termini, sopravvivono a questi livelli grazie ai diritti televisivi. E lo stesso si può dire per la seconda italiana della classifica. L’Inter è al posto numero 14 con un fatturato di 364.6 milioni, fatto per il 44% dai diritti televisivi, per il 42% dalle attività commerciali e solo per il 14% dai ricavi al botteghino.

Non va diversamente per le altre italiane in classifica. La Roma è al posto numero 16 e ha la stessa incidenza sul fatturato dei ricavi dal botteghino. La Roma poi ha il 62% dei ricavi derivanti da diritti televisivi e un misero 24% da attività commerciali. Il Napoli rappresenta il caso limite. Il suo fatturato è dato al 70% dai diritti televisivi, al 22% dall’attività commerciale e appena all’8% dagli incassi.

I club virtuosi in Europa ci sono, comunque. Sto parlando del Paris St Germain, del Bayern Monaco e del Manchester United.
I francesi sono quinti con un fatturato di 635.9 milioni di cui solo il 25% (211.2 milioni) viene dai diritti televisivi. Il PSG introita ben 363.4 milioni di euro dagli sponsor (il 57% del fatturato). E’ innegabile che questa cifra qualche dubbio lo possa far sorgere, specie alla luce del fatto che lo sponsor principale è la catena alberghiera Accor, che è di proprietà della Qatar Investment Authority, azionista principale del club. Una situazione non dissimile da quella della Juventus, che porta il marchio Jeep sulle maglie. Rispetto alla Juve il PSG introita però al botteghino quasi il doppio: 115.9 milioni, il 18% del fatturato.

Solo il 32% (211.2 milioni) del fatturato da 660.1 milioni del Bayern Monaco viene dai diritti televisivi. Il resto lo danno per il 54% (356.5 milioni) le attività commerciali e per il 14% (92.4 milioni) il botteghino.

Il Manchester United fattura addirittura 711.5 milioni ed è terzo nella Money League. I suoi ricavi derivano al 45% (317.2 milioni) dai proventi commerciali, al 38% (241.2 milioni) dai diritti televisivi e al 17% (120.6 milioni) dai proventi delle partite.

Il secondo posto della classifica spetta al Real Madrid con 757.3 milioni di fatturato, per il 47% (354.6 milioni) dovuti a proventi commerciali, per il 34% (257.9 milioni) ai diritti televisivi e per il 19% (144.8 milioni) agli incassi.

Torniamo alla Juventus. Secondo l’indagine KPMG sui conti dei club campioni degli 8 principali campionati europei (Inghilterra, Spagna, Germania, Italia, Francia, Olanda, Portogallo e Turchia), è quella con l’incidenza più alta dei costi del personale. La Juve spende oltre 327 milioni e il rapporto con il risultato operativo è del 71%, mentre la soglia stabilità dal Fair Play Finanziario UEFA sarebbe del 70%. Il Bayern Monaco è al 54%, il Paris St Germain al 58%.
La Juventus è anche l’unico dei club analizzati a essere in perdita. Come è noto, il bilancio dei Campioni d’Italia ha fatto segnare un -39.9 milioni. Il Bayern Monaco ha avuto un utile di 43 milioni, il Paris St Germain di 29. Persino il Barcellona (+5) si guadagna. E quindi si può permettere di avere in rosa Messi e un rapporto del 69% tra costo del personale e risultato operativo.

Non è insomma un caso se la Juventus aveva una situazione debitoria a 574 milioni ed è stata costretta prima a emettere un bond, poi a ricapitalizzare.

La cosa più inquietante è che queste mosse sono state salutate dalla grancassa della stampa sportiva italiana. C’è qualcuno che può spiegarmi perché?

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