Grazie, Frank

CINEMA, LETTERATURA, MULTI MEDIA

Nei mesi estivi, se si fa un po’ di scouting sul canale Cinema Cult di SKY si possono trovare sorprese interessanti. Ad esempio il film Frank dell’irlandese Lenny Abrahmson.
In Italia aveva suscitato attenzione (ad esempio al Biografilm Festival di Bologna) ma a me quando è uscito (un anno fa) era sfuggito.

Premetto che non sono un cinefilo. I miei giudizi sui film non sono strettamente tecnici. A me piacciono le belle storie e come vengono raccontate.
Quella di Frank è una storia bella quanto paradossale. Il protagonista è un nerd di nome Jon (Domnhall Gleeson), che vive tra Twitter e l’ambizione di comporre canzoni. Nel senso: gli vengono in mente un sacco di melodie, ma quando si mette alle tastiere scopre sempre che sono canzoni già venute in mente a qualcun altro. E non ha idea di come si scrive un testo.
Dice Gleeson: “Prima di iniziare a girare non sapevo se avevo abbastanza talento per interpretare qualcuno con così poco talento e così tanta volontà”.
Jon assiste a una scena assurda: un uomo sta cercando di annegarsi in poche decine di centimetri d’acqua. E’ il tastierista di un gruppo (i Soronprfbs; è scritto così sul serio, non è un refuso) che dovrebbe esibirsi la sera. Non si sa come, Jon si trova a sostituire il tastierista. Il concerto va malissimo, ma il leader del gruppo (Frank, appunto) gli chiede di unirsi a loro per registrare un album.

Michael Fassbender
Michael Fassbender

Frank vive indossando un’enorme testa di cartapesta, il che chiarisce che si tratta di una persona piuttosto disturbata. Non è tanto chiaro se sia veramente in grado di comporre musica. E anche: è lui a proteggere gli enigmatici membri del suo gruppo o è vero il contrario?
Comunque, i Soronprfbs ottengono una certa visibilità grazie ad alcuni video postati su YouTube e vengono invitati negli Stati Uniti a un Festival ad Austin (Texas). Jon è ormai di fatto il finanziatore del gruppo (ci investe “il gruzzolo” lasciatogli in eredità dal nonno).
Tutto sembra portare a un trionfo, ma al momento dell’esibizione Frank si accascia al suolo.
Ritroveremo Frank in una memorabile scena finale nella quale vedremo finalmente il suo volto: quello della star Michael Fassbender. Il film finisce infatti con Frank che improvvisa una canzone. Aveva poco prima detto a Jon: “Ci provo a far musica, ma non mi esce nulla”. Voce baritonale (a metà tra Jim Morrison e Ian Curtis), Fassbender trascina la band in I love you all , canzone che poi ritroviamo compiuta nei titoli di coda e che successivamente verrà messa in vendita su i-tunes.

Stephen Rennicks è l’autore delle musiche di questo film e bisogna dire che ha fatto qualcosa di incredibile, creando canzoni vere (e decisamente di successo: I love you all l’ho scaricata anch’io a pagamento…) dal cazzeggio e dai tentativi goffi di composizione dei Soronprfbs. Nel gruppo c’è la batterista Carla Azar, che è in effetti una musicista talentuosa: è la batterista dei californiani Autolux e ha suonato le percussioni nella cover di Tomorrow Never Knows dei Beatles realizzata da Alison Mosshart. Alla Azar, quasi completamente muta nel film, può essere ascritto parte del risultato ottenuto.
La Azar sostiene anche: “Fassbender è un frontman nato, sa cantare e tenere la scena”.
Michael Fassbender  a sua volta ha tenuto a chiarire che: “Si trattava di interpretare un personaggio malato di mente. Ho cercato in tutti i modi di non renderlo ridicolo. Non mi piaceva l’idea che si potesse trovare divertente la malattia mentale”.
Sul fatto di aver recitato con una maschera, ha chiarito: “Puoi dire tantissimo, con l’immobilità…”.

Frank Sidebottom/Chris Sievey
Frank Sidebottom/Chris Sievey

La vera sorpresa del film arriva sui titoli. C’è un grazie a Chris Sievey e alla sua grande testa finta.
Non sapevo chi fosse Sievey e nemmeno il suo alter ego Frank Sidebottom, che si esibiva indossando un’enorme testa (di cartapesta prima e di fibra di vetro poi).
Christopher Mark Sievey è nato nel Cheshire (Inghilterra) nel 1955. A 16 anni è andato a Londra in autostop e preteso che la Apple, dopo avergli negato di incontrare i Beatles, gli facesse un provino. Ha fondato poi i Freshies e quindi ha creato il mito di Frank Sidebottom.
E’ morto a causa di un tumore nel 2010. Praticamente non aveva un soldo. Per finanziare il funerale è stata fatta una raccolta di fondi in rete: oltre 1.600 persone hanno fatto offerte che hanno superato le 21.000 sterline.

FRANK SIDE BOTTOM “HIT THE NORTH”     FRANK SIDE BOTTOM al KAZUKO KARAOKE CLUB

Per un certo periodo aveva fatto parte del gruppo di Sievey/Frank anche Jon Ronson, che sarebbe poi diventato autore di best seller. Da un suo articolo, che raccontava l’esperienza con Frank, ha tratto il soggetto del film. Successivamente ha scritto Being Frank, la storia vera che c’è dietro il film. Mick Meddles e Mark Radcliffe hanno scritto la biografia autorizzata di Slevey.

Quello che trovo commovente in tutto questo è che ognuno degli artisti coinvolti nel progetto abbia voluto a modo suo onorare il modo così incredibilmente umano di esprimersi di Frank.
Dice in un’intervista Jon Ronson: “Io avrei sottolineato solo gli aspetti divertenti, ma gli altri sono tutti così malinconici. Così, scrivendo la sceneggiatura ho assecondato la loro natura”.

E, in qualche modo, detto che dev’esserci per forza il modo di esprimere quello che si ha da dire. E che non c’entra con il talento.

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