Codogno dopo la riapertura dei primi negozi

Il mio tardivo omaggio a Codogno

BASEBALL, SPORT

Dal 2002 al 2004 ho tenuto su Baseball.it la rubrica Diario di un Cronista itinerante, di cui ho pubblicato nel 2014 una sorta di antologia su questo sito. Oggi voglio però recuperare un articlo che scrissi all’inizio di giugno del 2002 dopo una trasferta a Codogno. La squadra cittadina era allora matricola nel massimo campionato di baseball. Ripubblicare l’articolo è un mio (tardivo, per la verità) segnale di solidarietà alla prima città d’Italia colpita dal COVID-19.

Il viaggio da Parma a Codogno è corto, ma può rivelarsi altrettanto imprevedibile.
Intanto, il vostro cronista ha effettuato la sosta d’ordinanza all’area di servizio Arda Est, poco dopo il casello di Fiorenzuola.
A logica, è una sosta inutile. Da casa mia all’area c’è una distanza di 30 chilometri. Quale bisogno si potrebbe manifestare, in un così breve volgere di tempo, che non avrei potuto soddisfare tra le quattro mura del mio appartamento? Evidentemente, era la percezione di qualcosa di grande, che mi ha fatto fermare.

Appena dentro l’autogrill, mi sono sentito afferrare per una spalla. C’erano 2 miei ex colleghi di Teleducato: “Andiamo in Brasile” hanno detto. E io vado a Codogno, gli ho risposto orgoglioso. A ben pensarci, cosa andrà a fare Teleducato in Brasile? Mi riprometto di scoprirlo. Intanto, torniamo a noi.
Mentre parlavamo, ci siamo resi conto del fatto che la fila per ordinare un caffè stava diventando eccessivamente lunga. In effetti, un pullman di gitanti aveva messo in atto una tattica militare, accerchiando da destra e da sinistra la cassa. In sostanza, al primo posto della fila c’erano sempre loro, perchè si cedevano il posto l’un l’altro. Insomma, erano una specie di Falange, sul tipo di quelle dell’esercito romano di Giulio Cesare.
Quando gli altri avventori hanno iniziato a rumoreggiare, è stata aperta un’altra cassa. Beffa delle beffe, poi, i gitanti hanno ordinato pochissima roba. Si erano in effetti organizzati con pane, burro e marmellata sui tavolini di Spizzico: una cosa pazzesca. Ordinato qualche caffè, la colazione era bella che servita. Colazione? A ben pensarci erano le 6 del pomeriggio. Così, sono ripartito un po’ confuso.

A Codogno sono arrivato strategicamente tra le 2 partite.
Mi sono innamorato subito di Codogno: intanto, lo stadio da baseball è indicato da adeguati cartelli stradali. In città si trovano ovunque le locandine della partita e il campo stesso è ben organizzato, nelle sue piccole dimensioni. Lasciatemelo dire: piazze come queste, fanno bene al nostro sport. Altro che le metropoli distratte.

Il primo sabato di giugno, però, era destinato ad essere kafkiano.
Un operatore di Global TV mi ha raccontato che, durante il servizio della sera precedente, era rimasto provato da una scena: durante il Palio del Carroccio 2 cavalli si erano scontrati ed erano morti.
Ho poi iniziato la telecronaca (la Gara della Settimana del campionato di baseball è andata in onda su decine di televisioni locali dal 2002 al 2015, n.d.a.)

Durante la partita mi sono depresso. Ora, io sono stato uno scadente giocatore di molti sport e tutt’ora gioco a softball slow pitch. Credo però che certe cose che ho visto fare in campo dal Paternò le eviterei persino io, a 38 anni e con tutti questi chili di sovrappeso. Non fa bene al baseball, ragazzi, vedere certe cose nel campionato di massimo livello. Pensate, poi, che quasi tutti i giocatori dei Warriors Paternò sono di scuola straniera.
A proposito, ecco un bell’argomento. Per citare un articolo di Giorgio Gandolfi degli anni ’70: “A me sta storia degli oriundi sta cominciando a rompere las pelotas“. Nel senso che non sopporto il razzismo strisciante che c’è dietro la valutazione di un giocatore in quanto oriundo, italiano, giovane o anziano. Il bello dello sport è che, con una divisa addosso, siamo tutti uguali. Quindi, io valuterò sempre un giocatore per le sue qualità, non per il suo passaporto, la sua età o i suoi genitori. Se a 50 anni uno batte, che giochi. E se a 20 uno è scarso, che trovi posto nelle categorie inferiori. In attesa di arrivare al livello giusto.
Una delle cose che la presidenza Notari ha dimostrato (oltre al fatto che 15 anni al governo sono troppi per tutti…) è che imponendo l’utilizzo dei giocatori non si va da nessuna parte. E mi fermo qui, perchè sto facendo troppa politica per i miei gusti.

Parliamo del mio peso, piuttosto. Joel Lono mi ha detto che sono dimagrito. E questo dovrebbe bastare a certi registi per dimenticarsi soprannomi di loro invenzione assolutamente fuori luogo. Grazie Gioele, comunque. Sei un amico.

Parliamo anche delle mie prestazioni come giocatore. I Vertici Federali hanno varato una personalissima statistica dalla quale sembrerebbe emergere che la mia squadra vince sempre in mia assenza. Questa è diffamazione bella e buona, perchè sono rientrato e abbiamo vinto 24-9. Per la cronaca, dall’altra parte c’era in campo un Consigliere Federale. Giusto per chiarire chi ci prende e chi no…

Sabato notte, per chiudere alla grande un sabato particolare, ho incrociato nel solito autogrill di Fiorenzuola (dove se non mi fermo sto male, lo avrete capito) 3 Drag Queen palermitane di ritorno da Parigi. Dentro l’autogrill all’una della notte io e le Drag Queen. Forse anche questa è una forma di razzismo strisciante (a ben rileggermi, più omofobia strisciante, n.d.a.), ma non ho mangiato tranquillo il mio panino.

Infine, è ufficiale: il mio amico degli sms ha rinunciato all’oggetto del suo desiderio. Sono un po’ preoccupato per i diari futuri dall’estero.

Il Diario successivo riporta alcuni commenti che avevo ricevuto su questo articolo. Riporto quelle poche righe, anche perché sfociano in uno dei miei Cavalli di Battaglia dell’epoca.

Ha destato una certa reazione, la mia dichiarazione: Mi sono innamorato di Codogno. Ho infatti ricevuto diverse e-mail di Codognesi, alcuni dei quali ormai milanesi d’adozione e commossi dall’impressione che il mio articolo aveva fatto su di loro.
Tra queste, la lettera che però più mi ha dato soddisfazione è stata quella in cui mi veniva fatto notare che le Falangi sono una forma tipica di strategia dell’esercito macedone e non romano, come avevo scritto io. Indubbiamente, grazie.
E’ sempre utile scoprire le lacune scolastiche. E parlo così perché sono sicuro del fatto che qualcuno mi ha insegnato che le Falangi erano romane. Qualcuno che deve essere lo stesso (o la stessa) che mi ha insegnato (o fatto credere) che gli Unni erano una popolazione del nord Europa.
Secondo me, nella scuola italiana la storia è insegnata malissimo. Parlo della Storia, con la esse maiuscola, ovviamente, ma anche al riguardo di quella del baseball (che, va da sé, non si insegna per altro a scuola) non si scherza. L’altro giorno sono rimasto basito di fronte ad una persona che si struggeva a vedere squadre piene di ‘oriundi’: “Eh, bei tempi quelli della grande Germal, quando vincevamo gli scudetti con tutti parmigiani”.
Pur essendo anche io parmigiano (per quanto oriundo, visto che mio padre è cresciuto a Nettuno), non posso fare a meno di dover controbattere a questo falso storico. In Coppa Campioni contro i Nicols di Haarlem la Germal giocò con: Di Santo, Ciccone, Varriale, Pitchford, Coffman, Tranquillo, Guzman e Gioia. Se li contate, sono 8. In campo l’unico italiano (incidentalmente, anche parmigiano) era Castelli. Forse c’era anche Corradi (sono passati 25 anni e sto andando a memoria, mi perdonerete il forse?) e in panchina c’erano anche Ugolotti, Cattani, Gastaldo, Dallospedale (di Piacenza) e Bertoni (di Bollate). Sia detto per amore della verità.

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