Maestri: torna in Italia il più importante lanciatore del nostro baseball

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Nell’autunno del 2002, quasi alla fine del mio primo anno alla FIBS, mi trovai a seguire la finale del campionato Primavera. Sul monte di lancio del Torre Pedrera ammirai un ragazzo di 17 anni. Si chiamava Alessandro Maestri. Sarebbe diventato il più importante lanciatore della storia del baseball italiano.

Al telefono con Alessandro Maestri non faccio mistero della mia indignazione per le normative sull’utilizzo dei giocatori stranieri nella Serie A1 di baseball. Maestri, al quale avevo premesso via e-mail che non si sarebbe dovuto fare problemi nel contraddirmi, dice a bassa voce: “per i ragazzi italiani è una bella botta“.
Chiacchieriamo ancora un po’ e giungiamo alla conclusione che, almeno, sarebbe stato necessario individuare una terza partita, da riservarsi ai lanciatori italiani.

Non ho chiamato Maestri per sfogarmi. Ho pianificato questa intervista mesi fa, quando ho saputo che sarebbe tornato a giocare in Italia. E seguo in piano.
Ale, partiamo dal 2006. Bei tempi. C’era un’atmosfera speciale…: “Devo dirti la verità: in quel periodo pensavo più che altro a me stesso. Non saprei ricostruire l’atmosfera”.
Diciamo che in quel periodo il baseball italiano otteneva molta attenzione: “Questo è sicuro. C’erano continuamente scout che parlavano con me o con Alex Liddi o con Stefano Desimoni. La nostra Accademia destava curiosità…”.

In 2 parole, l’Accademia: “Diciamo che è già un pezzo di storia del nostro baseball. Fondare l’Accademia ha creato un obiettivo per i giovani che si avvicinano al nostro sport”.
Tu facevi parte del gruppo di gioatori (con Maestri i lanciatori D’Ignoti, D’Angelo, Frau, Paoletti, Romani e i ricevitori Albanese, Medoro, Spinelli e Sparagna; n.d.a.) di quel primo corso 2004-2005: “Noi fummo un po’ le cavie. Considero l’Accademia un’esperienza molto formativa. Prima di noi a nessuna generazione di giocatori era capitata l’occasione di impostare un lavoro quotidiano con un tecnico del valore di Bill Holmberg. Avevo 20 anni scarsi, ma quando sentivo parlare male dell’Accademia, intervenivo e dicevo la mia”.

Ti sentivi un predestinato? “Non sono una persona che ha molta auto stima, ma non posso negare di aver percepito che il mio nome girava. Questo mi ha dato una gran spinta a far sempre di più. Sono diventato competitivo. Non mi accontentavo certo di compiacermi per i discorsi che si facevano su di me…”
Nella stagione 2005 hai fatto un salto mica da ridere, dalla Serie B alla nascitura IBL: “Mi ero accorto subito che il livello era del tutto diverso. Ma a San Marino ero andato con 2 compagni di squadra che erano anche amici: Spinelli e Benvenuti. Questo mi ha aiutato. Poi devo dire che, sia gli atleti che la società, a San Marino ci hanno accolti benissimo”.

Ma questo Maestri, 90 miglia all’ora le tira o no? Ricordo che riuscii a far tacere alcuni detrattori con una foto del tabellone dello stadio. Era in corso la serie di partite negli USA dell’estate 2005: “Non ricordo che qualcuno mettesse in dubbio la mia velocità…ma come ti ho detto, ero molto concentrato su me stesso”.
Certo, per un pitcher italiano quel 90 rappresenta un mito: “Quando arrivi a quella soglia, provi una bella soddisfazione. Ma poi arriva sempre lo scout che ti dice di non esaltarti, che l’importante è toccare quella velocità con costanza. Comunque, all’Accademia a quella velocità andavano vicini anche Romani e D’Ignoti…”.
E oggi? “Questi sono altri tempi, ormai un certo modo di lavorare è patrimonio comune. Ci sono comunque ragazzi che quella velocità nel braccio ce l’hanno, come Scotti o Clemente o Pomponi“.
Ma cos’è che dà quel tipo di braccio? “Ovviamente, la genetica c’entra qualcosa. Ma a me il salto di qualità l’ha fatto fare una determinata idea di lavoro, che ho appreso in Accademia“.
Qualcuno vi aspettava al varco. Le critiche ti hanno aiutato? “Alle eventuali critiche nei miei confronti, non facevo troppo caso. Mi rendevo comunque conto che noi dell’Accademia eravamo sempre sotto osservazione. Questo mi ha motivato”.

Perché Maestri non è arrivato in Major League? “Probabilmente a un certo punto mi è mancata la fiducia in me stesso. Il punto chiave del percorso di un giocatore professionista è essere in grado di fare il salto di qualità al momento giusto. Si arriva a un punto in cui tutti hanno le qualità tecniche e fisiche per riuscire. A quel punto, la testa fa la differenza”.
Dopo che sei stato rilasciato dai Cubs, sembrava finita: “Per fortuna, ho ritrovato me stesso in Australia nell’inverno 2011“.

Quel che hai fatto in Giappone, merita rispetto. Sei partito dalle Leghe Indipendenti e sei arrivato a essere un partente degli Orix Buffaloes: “La cosa più difficile è stata confermarsi. Quella del Giappone è una cultura che chiede agli stranieri di fare bene quel che ai giapponesi riesce più difficile. Non è facile immaginarsi quanto pretendono. Praticamente, ti chiedono di essere un Super Eroe…”.

Alessandro Maestri con la maglia degli Orix Buffaloes (Japan Times)

Personalmente, in Giappone le difficoltà a comunicare mi mettono in crisi. Tu hai imparato il Giapponese? “Ho provato da subito a imparare la lingua e ho sempre cercato di usare l’interprete il meno possibile. Alla fine, mi facevo capire”.
L’esperienza in Giappone è durata fino al 2015. E soprattutto, ti ha fatto conoscere tua moglie Gema Morales: “Esatto, l’ho conosciuta nel 2014. Suo fratello ha una scuola di Tango a Tokyo. Lei è andata in Giappone per aiutarlo, poi ha iniziato una collaborazione con alcuni ristoranti di lusso”.
Ora siete una famiglia: “Nostra figlia Asia compie 2 anni a giugno“.

Dopo il Giappone hai giocato un anno in Corea, un anno in Messico e da quest’anno sei tornato in Italia. A parte una breve apparizione a inizio 2012 con il Rimini, non giocavi qui dal 2005. Come mai questa scelta? “Ero andato vicino a tornare anche lo scorso anno, ma poi avevo trovato un contratto in Messico. Quest’anno ho pensato che non avevo voglia di rincorrere un contratto. E poi c’è il fatto che mia moglie può avere più aiuto con Asia, con la mia famiglia vicino. Infine, c’è il fatto che l’allenatore del San Marino è Mario Chiarini“.
Com’è stato tornare? Dai numeri, sembra che sia andato tutto bene: “Devo confessare che ero più nervoso prima dell’esordio con il San Marino quest’anno che prima dell’esordio nella NPB del 2012“.
E adesso, che obiettivi ti poni? “Voglio fare il mio, aiutare il San Marino. E spero proprio di poter dare un contributo più continuo alla Nazionale. L’Europeo ad esempio l’ho giocato solo nel 2007. E non è un gran ricordo…”.

A me fa impressione, parlare di te come uno dei veterani. Ma sarà perché questo dimostra che sto invecchiando…: “Fa effetto anche a me, sentirmi uno degli anziani. Anche perché mi sento più giovane adesso di quando avevo 20 anni. Ma a parte gli scherzi, se qualcuno mi vede come un esempio da seguire, questo mi onora. Quello che voglio essere sicuro di trasmettere è che tutto quello che ho ottenuto in questi anni viene dal sacrificio“.

Alessandro Maestri ritratto da Corrado Benedetti (K73) allo stadio ‘Cavalli’ di Parma. Indossa un guanto Dominate

Oltre che giocatore, sei anche un imprenditore del baseball: “Ho fondato Dominate e produco guanti da baseball personalizzati”.
Dominate? “Spero che quel che mi è mancato a livello mentale come giocatore, lo si possa ritrovare nei miei prodotti. Quando ho pensato al nome, vedevo il turno di battuta, pensavo a come si sta sul monte e a quanto conta la mente”.
Ma l’idea da dove viene? “Lo scorso anno in Messico ho visitato diverse fabbriche di guanti da baseball e ho molto apprezzato la qualità. Così ho pensato che c’era l’opportunità di realizzare prodotti di qualità a un prezzo ragionevole. Nella mia esperienza di giocatore, ricordo che la scelta del guanto non è facile. Si fa fatica a trovare quel che è davvero adatto a noi”.
Guanto personalizzato, appunto: “Ricevere il nostro prodotto penso dia una certa soddisfazione”.
Chi c’è con te in questa impresa? “Il mio socio è mia moglie. Speriamo che l’attività si espanda e arrivino altri ad aiutarci. La produzione è in Messico”.
Pensi già ad espanderti? “Mi piacerebbe aggiungere altri prodotti ai guanti. Tipo guantini, le maniche per tenere il braccio al caldo, magliette, altri accessori…”.

Ti faccio volentieri un po’ di pubblicità. Vendi on line? “Mi sono presentato in gennaio alla Coach Convention. Ma certo, siamo on line con il SITO DOMINATE. Visitando il sito si trovano tutti gli estremi per contattarci”.

Uno dei guanti personalizzati Dominate
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Maestri: torna in Italia il più importante lanciatore del nostro baseball ultima modifica: 2018-05-03T16:16:36+00:00 da Riccardo Schiroli