La magia dietro a Bull Durham

BASEBALL, CINEMA

Ho scritto sul mio profilo Facebook che penso di conoscere Bull Durham a memoria. Al di là del fatto che sia un piccolo capolavoro, da molti è considerato il film sul baseball arrivato più vicino a cogliere l’esatto spirito del gioco, è molto interessante esplorare le tante storie che stanno dietro a questo lungometraggio. Visto che io ci avevo già provato, ho pensato di ripubblicare qui un articolo scritto qualche anno fa per il sito FIBS. Le modifiche sono minime.

Il mio commento su Facebook dopo l’ennesima visione di Bull Durham

E’ difficile capire come possa nascere la magia di un film come Bull Durham. Forse la spiegazione è nel fatto che lo stesso regista del film (Ron Shelton, autore di altri lavori a tema sportivo di buona popolarità come Cobb e Tin Cup) è stato un lanciatore di Minor League negli anni ’60 per l’organizzazione dei Baltimore Orioles.
Fatto sta che Bull Durham è un vero e proprio must per ogni appassionato di baseball.

Il film (uscito nelle sale nel 1988) racconta la storia del veterano Crash Davis (Kevin Costner), un catcher che viene ingaggiato dai Bulls di Durham della Carolina League (Singolo A) per aiutare il promettente pitcher Ebby Calvin LaLoosh (l’allora poco noto Tim Robbins) a sviluppare tutto il suo talento
Tra i 2 atleti si instaura uno strano rapporto, condizionato dalla rivalità per conquistare le grazie di Annie Savoy (Susan Sarandon), super esperta e super tifosa, che ha l’abitudine di avere una relazione con un solo giocatore (“nell’ambito di una singola stagione, sono monogama”) a campionato.

Da sinistra: Robbins/Lalooch e Costner/Davis in Bull Durham

Il personaggio interpretato da Kevin Costner è ispirato ad un giocatore realmente esistito: Lawrence Columbus Davis, detto appunto Crash dopo una violenta collissione con un compagno di squadra in un campionato giovanile. Il vero Crash (nato a Canon in Georgia il 14 luglio del 1919) è morto il 31 agosto 2001.
Davis, che era un interno, giocò per 3 stagioni in Major League: dal 1940 al 1942, sempre con i Philadelphia Athletics. In 148 partite collezionò 444 presenze alla battuta, con una media vita di .230.
“Non ero un gran giocatore per il livello della Major League” disse in una intervista “Ma ho fatto belle esperienze. Ero in campo il giorno in cui Ted Williams ha chiuso la stagione a media .400 e nella stagione in cui Joe Di Maggio ha fatto la serie di 56 partite con almeno una valida“.

La sua carriera di Big Leaguer finì con la chiamata alle armi. Durante il servizio militare venne inglobato nel cosiddetto ROTC (Reserve Officers Training Corps) che lo portò all’Università di Harvard (“Ebbi Bobby Kennedy sotto di me”) e lo stimolò a riprendere a giocare.
Gli venne data la possibilità di partecipare allo Spring Training degli Athletics, che però lo tagliarono.
“A quel punto divenni uno dei primi free agent e iniziai a firmare solo contratti di un anno”.

Uno di quei contratti lo portò a Durham, nella Carolina League, dove nel 1948 chiuse la stagione con una media di .317 (la migliore della sua carriera) e ben 50 doppi. Fu il record della Lega e per questo Crash Davis è tutt’ora onorato all’esterno del Durham Athletic Park, il moderno impianto nel quale i Bulls (che oggi sono una squadra di Triplo A, affiliata ai Tampa Bay Rays) giocano dal 1995.

La targa che ricorda Crash Davis all’esterno dello stadio dei Durham Bulls

Crash Davis chiuse la sua carriera dopo la stagione 1952: “Non avrei mai creduto che la mia carriera di giocatore mi avrebbe reso così popolare” raccontò Davis “Ovunque vada in America, c’è gente che mi chiama per nome. Devo dire grazie a Ron Shelton, con il quale siamo diventati amici”.

Amici a tal punto che Shelton diede una piccola parte a Davis in Cobb, l’ambizioso film sulla vita di Ty Cobb, al quale dà il volto da uno strepitoso Tommy Lee Jones.
Lo stesso Shelton ha chiarito come mai si è ispirato a Davis per Bull Durham: “Avendoci giocato, ho deciso di ambientare il film nella Carolina League. Così ho consultato il libro dei record e ho trovato il nome di Crash Davis. Mi è piaciuto così tanto quel nome, che ci ho costruito sopra il mio personaggio”.
Anche se poi ne ha fatto un catcher che batteva un record di fuoricampo. Licenza poetica, diciamo così.

Ron Shelton

Il giorno del funerale del vero Crash Davis un suo amico pronunciò queste toccanti parole: “Lui non era come il Crash Davis del film. Era molto meglio. Non c’è nessuno che lo abbia conosciuto che ne parlerebbe male, perchè Crash era capace di mostrare agli altri solo il suo lato più gioioso”.

E al culmine di una storia così, assumono tutto il loro significato le parole con cui Anne Savoy apre Bull Durham: “Credo nella Chiesa del baseball. Ho provato tutte le Religioni maggiori e parecchie di quelle minori..Ci sono 108 grani in un Rosario Cattolico e 108 cuciture in una palla da baseball. Quando l’ho scoperto, ho dato una possibilità a Gesù Cristo. Ma tra di noi proprio non funzionava…”

Susan Sarandon e Kevin Costner in Bull Durham

 

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La magia dietro a Bull Durham ultima modifica: 2017-08-28T12:19:41+00:00 da Riccardo Schiroli