Il Milan, le miniere di Mister Li e altre storie

CALCIO

Il Milan ha fin qui deluso ed è molto improbabile che non arrivi tra le prime 4. Questo significherebbe (significherà) che anche in vista della stagione 20182019 avrà meno potere d’acquisto rispetto alle grandi d’Europa. Non è per niente da escludere che i 2 giocatori più appetibili sul mercato vengano ceduti. Sto parlando di Donnarumma e di Suso.

Non sarebbe una tragedia. Il Milan deve arrivare a finanziarsi da solo, trovando le risorse sul mercato (diritti televisivi, sponsor, biglietti) e non contando sul paga pantalone dell’epoca Berlusconi. Che, per inciso, non è finita nella primavera del 2016, bensì nelle 2 sedute di mercato della stagione 2011-2012. In estate il Milan lasciò Pirlo libero di andare alla Juventus e a gennaio lasciò Tevez libero di andare alla Juventus…l’estate successiva. Perché la figlia del padrone si era innamorato di Pato e non lo si poteva cedere. Mentre il geometra Galliani (in uno sprazzo di lucidità) lo aveva già ceduto al Paris Saint Germain dell’altro genio Leonardo e con il ricavato avrebbe finanziato l’acquisto di Tevez.

Parlando di Leonardo, si tratta del primo di 4 allenatori principianti ai quali il Milan ha provato ad affidarsi. Perché Padron Silvio ci ha preso un paio di volte (Sacchi, Capello; tecnici che comunque avevano ben altra esperienza, sia detto per inciso, rispetto ai magnifici 4), e allora vai col principiante. Leonardo (buffo come allenatore al Milan, buffo come allenatore all’Inter, buffo come dirigente a Parigi, non si salva nemmeno come commentatore imbeccato dalla moglie), poi Seedorf (che ha anche preso un pacco di soldi), quindi Pippo Inzaghi e per chiudere Torello Brocchi. Il dettaglio che nessuno dei prescelti dal padrone (Pippo a parte, che ha portato il Venezia dalla C all’alta classifica della B in un anno) abbia ottenuto risultati decenti come tecnico, non sembra interessare la stampa sportiva mainstream. Che soffre di memoria cortissima anche sulle campagne acquisti. Lo stesso Milan consegnato a Mihajlovic (dopo gli acquisti di Bacca, Luiz Adriano, Romagnoli e Bertolacci) doveva essere da Europa. Chi lo aveva previsto, mica ha fatto ammenda.

La vecchia proprietà non è da rimpiangere. Ma sulla nuova continuano ad addensarsi dubbi. Gli ultimi vengono dall’autorevole New York Times, che definisce la compagine societaria proprietaria del Milan murky (ovvero oscura). Il quotidiano scrive (l’articolo China’s Soccer Push Puts a Storied Team Under Murky Ownership è a 6 mani: Sui Lee Wee, Ryan Mc Morrow e Tariq Panja; Zhang Tiantian e Zoe Mou hanno contribuito alle ricerche) che le miniere che dovrebbero costituire il patrimonio di Mister Yonghong Li non sarebbero in realtà sue, bensì di Guangdong Lion, una compagnia di asset management (gestori di ricchezza per conto terzi). Mr Li ha rifiutato di rispondere alle domande del Times, che quindi si è sentito autorizzato a proseguire con una serie di speculazioni sulla proprietà di Guangdong Lion, a sua volta murky (la proprietà è stata ceduta a costo zero). Spunta anche un altro Li (Shangbing) sul quale il Milan non ha commenti da fare al quotidiano statunitense. E il New York Times colpisce sotto la cintura definendo il Milan “debt laden” (pieno di debiti) e “unprofitable” (che non fa utili).

Il New York Times ha comunque prodotto un articolo non tanto destinato a fare chiarezza sulla proprietà del Milan, ma piuttosto a dimostrare come ci sia un tentativo di portare denaro fuori dalla Cina. Si tratta di un pezzo che usa come fonte anche molte delle approssimazioni che sono state scritte sul Milan e sul suo indebitamento dalla stampa italiana. A cominciare dal ritardo nelle fidejussioni che il Milan doveva presentare per gli acquisti di Biglia e Bonucci. E poi, non è che il New York Times sia infallibile. Nel 2013 scrisse che l’origine della Pasqua è di una antica festa Ebrea, divenuta Cristiana perché a Pasqua Gesù “risorse e salì in cielo”. Versione abbastanza in contraddizione con quel che scrivono ben 4 Evangelisti e racconta qualsiasi catechista. Per essere chiari: Gesù è prima risorto. Poi, in un secondo tempo, è asceso al cielo.

Personalmente, posso dire che Mr Li (inteso come Yonghong) ha cacciato oltre 800 milioni di euro per comprare il Milan (soldoni che Fininvest ha messo in cassaforte, mica quelli del Monopoli). Posso aggiungere che il Milan è una società per azioni, quindi una società di capitali. Non importa chi sono gli azionisti.
Sono consapevole del fatto che Mr Li si è indebitato personalmente per acquistare il Milan. Ma a chi continua a sventolare come una minaccia il rimborso di quanto avuto in prestito dal Fondo Elliott (123 milioni a carico della società, 180 della holding di Mr Li; ma non è chiaro quando devono scadere ‘ste rate) sembra essere sfuggito che il debito verrà probabilmente rifinanziato dal Fondo Highbridge.

Dei debiti del Milan, si parla in modo sospetto. Specie se si considera che a farlo è una stampa sportiva italiana che non si è accorto di cosa stavano combinando con i bilanci il Parma di Tanzi, la Lazio di Cragnotti, la Roma di Sensi, la Fiorentina di Cecchi Gori, il Parma (recidivo…) di Ghirardi e, ultimamente, il Palermo di Zamparini.
Penso comunque ci sia da aspettare relativamente poco: se la UEFA accetterà il voluntary agreement del Milan (praticamente: “lo so che ho sforato dalle regole del fair play finanziario, ma ho fondati motivi per ritenere che il mio fatturato aumenterà; se non aumenterà, dovrò vendere qualcuno”), vorrà dire che i conti sono davvero in ordine.
Per la cronaca, quelli stipulati dalla Roma e dall’Inter con la UEFA non sono voluntary agrement, bensì settlment agreement. Praticamente: “mi avete beccato: ho sforato dalle regole del fair play finanziario; cosa devo fare per farmi perdonare?”.

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Il Milan, le miniere di Mister Li e altre storie ultima modifica: 2017-11-20T19:32:21+00:00 da Riccardo Schiroli

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