Con gli homer di Moreland i Red Sox verso Media 500

Quando “Media 500” diventa un obiettivo

BASEBALL

I Red Sox (14 vittorie e 17 sconfitte) sono 3 gare sotto Media 500. Ovvero, se vincono 3 partite in fila arrivano ad avere il 50% di vittorie, numero che rappresenta la credenziale minima di una squadra vincente.

Nessuno si aspettava di dover esultare raggiungendo Media 500, visto che un anno fa in aprile Boston aveva vinto il 75% delle partite giocate. Ma l’anno scorso era l’anno scorso e quest’anno i numeri dicono che in testa ci sono i Tampa Bay Rays (1911, quindi 6 gare di vantaggio ma una partita in meno) e dietro a loro ci sono gli Yankees (1713, 4 gare di vantaggio e una partita in meno).
Non è salutare guardare la classifica con 130 e rotti partite da giocare, ma era per rendere l’idea.

La buona notizia è che i Red Sox hanno vinto le ultime 3 partite (e 6 delle ultime 10; per l’ultimo terzo di stagione Boston è ben oltre Media 500) e che i lanciatori partenti stanno iniziando a giocare in accordo con i loro tutt’altro che infimi ingaggi.
Il pitching coach dei Red Sox Dana LeVangie ha difeso la scelta di limitare il carico di lavoro dei suoi pitcher durante il periodo di preparazione. Lo scopo è non vederli in riserva di energie a settembre e ottobre. Che sarebbe ben magra consolazione, se poi queste energie le dovessero utilizzare per giocare a golf.

La verità è che nella strategia di pre campionato dei Red Sox non ha funzionato praticamente nulla. Il Presidente Baseball Operations (da noi si direbbe responsabile dell’area tecnica) Dombrowski ha messo sul mercato “uno dei 3 catcher” e nessuno lo ha voluto. Sperava di fare un affarone cedendo Swihart, lo ha messo in prima squadra mandando Leon in Triplo A. Ma quando i suoi 4 partenti (Sale, Eovaldi, Price e Porcello) da 90 milioni di stipendio all’anno gli hanno fatto notare che con Leon lanciano meglio, ha fatto una rapida retromarcia. Alla fine, ha scambiato Swihart (rimettendoci anche soldi del budget per firmare all’estero) con Marcus Wilson, un esterno centro classe 1996 che inizia dal Doppio A. E per inciso, anche in prospettiva, cosa se ne faranno i Red Sox di un altro esterno?

Non è l’unica cosa della pre season che non ha funzionato. La preparazione in prospettiva non ha portato benissimo a Eovaldi (finito sotto i ferri per un frammento osseo nel gomito; lui giura che sarà pronto presto) e Pearce (infortunio al polpaccio; da quando è tornato, non ci prende neanche per sbaglio), 2 eroi delle World Series 2018. Pedroia, alla stagione del rientro dopo l’ennesimo intervento al ginocchio, è finito subito in lista infortuni dopo un periodo di riabilitazione in Singolo A apparso troppo breve. Ora sta per iniziare un altro periodo di riabilitazione. I Red Sox gli devono ancora più di 40 milioni.

Con tutti questi guai, si è perso di vista quello che si pensava fosse il problema più grosso della squadra, ovvero il gruppo di rilievi. I Red Sox stanno affrontando la stagione senza un closer di ruolo, ma non ne stanno sentendo particolarmente la mancanza. Il manager Cora sembra aver scelto come i suoi uomini da inserire nei momenti chiave (leverage situations, dicono gli americani) Brasier e Barnes. Che non entrano necessariamente al nono, ma quando servono out fondamentali. Dopo di loro, Workman e Hembree sono per ora apparsi i più affidabili. Colten Brewer ha avuto alti e bassi, ma la sua presenza nel bullpen appare legittima. Infortunato Johnson, il suo posto di jolly lo ha preso Walden, che aveva iniziato la stagione in Triplo A e senza particolari aspettative. Velazquez sta prendendo il posto di Eovaldi in rotazione (per la verità più come opener, quindi una presenza da 2-3 inning, che come starter, ovvero un lanciatore da 6 riprese minimo). Chi è fin qui clamorosamente mancato è Thornburg. E non escluderei di vedere movimenti di mercato per rimpiazzarlo. Arrivato come uno dei migliori set-up man dopo la stagione 2016, ha perso tutto il 2017 per un intervento chirurgico. Lo scorso anno lo ha passato in semi convalescenza. Oggi è lontanissimo dal lanciatore che era.

Intanto, Boston ha già bruciato Erasmo Ramirez, uno dei pitcher con esperienza di Grande Lega nella rosa di Triplo A. Ha appurato che per Darwinzon Hernandez e Travis Lakins è ancora un po’ presto per misurarsi a questi livelli e che Bobby Poyner avrà tanta grinta (o guts, nel gergo del baseball americano), ma più su del Triplo A è difficile che sia utile. E lascia crescere tranquillo in Singolo A avanzato il miglior prospetto tra i rilievi: Durbin Feltman, classe 1997, che ricopre il ruolo di closer praticamente dalla nascita.

A proposito di giovani: ha avuto un eccellente impatto Michael Chavis, che si sta anche adattando a giocare seconda base. Potendo ricoprire 3 ruoli in diamante (quello principale di terza base e quello di prima base) sta diventando una presenza necessaria alla luce dei problemi fisici di Holt (dopo l’ulcera corneale, un guaio alla spalla) ed Eduardo Nunez, i 2 utility del roster.

A proposito di vecchi, infine, Mitch Moreland è già a quota 9 fuoricampo. Con un line up nel quale spiccano le superstar Betts e JD Martinez, in questo primo mese il trascinatore è stato lui.

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