Toronto Pearson

Quel giorno che son rimasto un sacco di tempo a Toronto

Mondiale Maschile Under 19 2018, SOFTBALL

Quando la WBSC mi ha chiesto di seguire il Mondiale Under 19 di softball maschile (coprire, sarebbe il gergo giornalistico) devo ammettere che ero un po’ perplesso. Ma, come spesso mi accade, sono contento di aver fatto l’esperienza. Perché oggi vedo il softball maschile sotto un’altra prospettiva. Ovviamente ne parlerò in questa serie di articoli. Che inizia da un viaggio d’andata che mi ha portato a rimanere un po’ troppo a Toronto.

Il viaggio verso Prince Albert, nella Provincia canadese del Saskatchewan, è iniziato con una e- mail della Air Canada: “il volo da Milano per Toronto è stato ritardato, quindi abbiamo dovuto cambiare la coincidenza da Toronto a Saskatoon”.
Poco male, mi son detto. Ero uscito da casa in leggero ritardo e tutto sommato questo inconveniente mi permetteva di arrivare a Malpensa con tutta calma ed evitando l’ansia.

Riflettevo, in quella mattinata di inizio luglio. Avevo scritto su Facebook che trovavo strano che la FIBS (Federazione Italiana Baseball Softball) avesse mandato una nazionale all’Europeo di softball maschile. Proprio io, che per anni ho dedicato buona parte del mio tempo libero al softball maschile (come Presidente, manager e prima base di una squadra di amatori). Mi ero detto che avrei chiarito la mia posizione e ne approfitto per farlo.
La pratica del softball amatoriale (maschile e misto) è assolutamente da incoraggiare. Lo slow pitch è davvero uno sport per tutti (a patto di avere un’accettabile coordinazione occhi mani, se no si rischia di farsi male) e può avvicinare potenziali spettatori (e perché no, arbitri, dirigenti…) al baseball e al softball. Ma dubito molto che un’attività agonistica di softball maschile (di softball femminile, come è noto, c’è già) in Italia si svilupperà mai. Certo, si possono organizzare tornei, si può pensare che si arrivi a un campionato nazionale di un certo valore però, con buona probabilità, a softball maschile giocheranno gli ex del baseball. Non credo ci sarà mai un’attività giovanile. Quindi, mai avremo un vero movimento italiano di softball maschile.
Perché la FIBS ha mandato una nazionale, dunque? Non ho risposta.

Riflettevo ancora, mentre cenavo al ristorante Boccone dell’aeroporto di Toronto. Mi son detto: c’è lo chef Italiano. Vediamo di fare almeno una scorta di sapori. Tanto il tempo non mi mancava. Al punto che mi sono anche concesso un massaggio al collo e alle spalle.

Durante il massaggio avevo dirottato le riflessioni sulla scarica di e-mail che la Air Canada mi aveva recapitato per annunciare tutta una serie di spostamenti all’orario di partenza del mio volo.
Le guardavo distrattamente, convinto com’ero che il viaggio da Toronto a Saskatoon sarebbe durato un’oretta. Poi ho guardato meglio: tra l’orario di partenza e l’orario d’arrivo c’era sì un’ora di differenza. Ma solo perché Saskatoon ha un altro fuso orario rispetto a Toronto: è indietro di 2 ore.

aeroporto toronto tramonto
L’aspetto dell’aeroporto di Toronto il 5 luglio 2018 al tramonto

Di rinvio in rinvio, abbiamo lasciato Toronto alle 23.30 anzichè alle 19.15. Su Toronto si era scatenato un temporale furioso. Talmente forte da impedire agli aerei di atterrare e decollare.
La serie di cambi di orario (e di gate) di partenza è stata qualcosa che potrei anche giudicare buffo. Se non fosse che c’ero coinvolto io.
A Saskatoon almeno è arrivata regolarmente la mia valigia. Oltre all’altra sorpresa che Prince Albert si trova a un’ora e mezza d’auto da Saskatoon.

Quando alla fine mi sono coricato, non sapevo innanzi tutto dov’ero. Ma nella sostanza, neanche chi ero.

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Quel giorno che son rimasto un sacco di tempo a Toronto ultima modifica: 2018-07-24T20:34:30+00:00 da Riccardo Schiroli

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