Sento avvicinarsi la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia e Mike Piazza ne fa le spese

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Il nostro (della nazionale di baseball) manager Mazzieri mi ha chiesto, non dico infastidito, ma sicuramente pregustando un certo sollievo al mio ovvio “ma certo!”, se potevo occuparmi dell’addetta alle pubbliche relazioni dello Sports Village. E’ stato L'addetta alle pubbliche relazione dello Sports Village di Vero Beachinteressante, vedere il rammarico dipingersi sul suo volto quando ha visto di persona la signorina. Christie sembra essere uscita direttamente da uno di quei film alla fine dei quali ci si chiede cosa abbiamo fatto di male noi, a non avere avuto la possibilità di fare l’Università negli Stati Uniti. E soprattutto, fare l’Università a quel modo. E lasciamo perdere se, intervistando Piazza, ha violato un po’ tutte le regole deontologiche del giornalismo sportivo (gli ha detto che aveva un suo poster in camera, si è fatta firmare una pallina…. Ha 22 anni, imparerà.
Mi chiedo se avrei fatto lo stesso commento se si fosse chiamata Christian…

Oggi a Vero Beach non c’era proprio un gran clima. Parlo di clima atmosferico.
Questa mattina c’era nuvoloso, poi c’è stato anche uno scroscio di pioggia. Il barometro del clima inteso come ambiente resta comunque tendente al bello. Il lavoro procede nel pieno dell’entusiasmo, che forse è anche cresciuto da quando si è unito a noi Frank Catalanotto. Con lui, fanno 2 i veterani delle Grandi Leghe americane a lavorare per la nostra nazionale. Mentre lo scrivevo sorridevo, perchè è un concetto che mi riempie di orgoglio.

Uno dei vari meriti di Michael Joseph Piazza è che è interessato ad ascoltare i miei sproloqui sulla Storia d’Italia. Con lui fanno 2 persone: l’altra è Roberto Buganè, il responsabile del progetto Museo della FIBS. Che però al momento è a 6 ore di fuso orario.
Il fatto è che evidentemente sento l’avvicinarsi della ricorrenza del centocinquantesimo anno dall’Unità d’Italia e sto diventando mono maniaco. Al momento sto avidamente leggendo un libro che si intitola “La Grande Italia”. Lo storico Emilio Gentile parte dalle celebrazioni per i 50 anni dell’unificazione (quindi dal 1911) e ci parla del significato di Patria per noi italiani, da quello che gli avevano attribuito i Patrioti del Risorgimento a quello che divenne poi la base della vittoria nella PrimaMike Piazza Guerra Mondiale, al concetto di Italietta di Mussolini e al disastro del Fascismo.

Leggendo del Fascismo, mi convinco sempre di più di come sia scorretto definirlo un movimento Di Destra. Vi dico che se io fossi Di Destra (e non lo sono, anche se faccio una certa fatica anche a definirmi Di Sinistra), mi riterrei abbastanzo offeso da un eventuale accostamento al Fascismo. Tanto che mi chiedo: chi andava sotto sotto orgoglioso quando lo si definiva neofascista, con che coraggio si spaccia per difensore del libero mercato e tutte queste menate? Ma la sa, la storia? Dico, la sua storia. La nostra storia.
Purtroppo, è una storia che non conosciamo. Perchè la Storia (non ho sbagliato, a scrivere con la ‘S’ maiuscola) a scuola ce la insegnano male. Ce la insegnano con uno strano pudore, come se certe cose non dicendole e come se non fossero accadute, e utilizzando il punto di vista di oggi per raccontare i fatti di 70 e passa anni fa.
Io mi chiedo: è possibile che non ci siano professori di Storia che hanno il coraggio di dire che quando emerse, all’inizio degli anni ’20, il Fascismo aveva un certo grado di appeal? Perchè era un movimento che guardava senza mezzi termini al futuro, che portava avanti il mito della Gioventù (Mussolini era il più giovane Presidente del Consiglio dall’Unità), che si contrapponeva ad uno Stato liberale e libero, ma che appena nato doveva già fare i conti con la corruzione.
Spiegato che aderire al Fascismo, in qualche modo, poteva anche essere giustificato nel 1919, si dovrebbe poi spiegare cosa è stato in realtà. E perchè dobbiamo essere orgogliosi di chi al Fascismo si è opposto.
Non trovo corretto il punto di vista di un film con “Novecento” di Bernardo Bertolucci, che ci fa capire come si sarebbe dovuto intuire dove il Fascismo voleva andare a parare. E nemmeno trovo corretto un certo punto di vista sulla Resistenza, quello di chi si scandalizza quando Spike Lee fa un film (“Miracolo a Sant’Anna”, per altro piuttosto brutto e noioso) nel quale il cineasta americano si azzarda a dire che non tutto era rose e fiori, durante la Guerra Civile. Perchè pure questo il pudore  impedisce a molti di riconoscere: che in Italia dal 1943 al 1945 c’è stata una Guerra Civile.

In sintesi, quel che voglio dire è che è sbagliato raccontare il Fascismo partendo dal dato di fatto che nel 1919 si potesse sapere cosa sarebbe accaduto nel 1943 ed è sbagliato raccontare la Resistenza senza dire che non può essere motivo di orgoglio per noi italiani aver sperato che le truppe anglo americane ci invadessero per scacciare i Fascisti. Era necessario che accadesse? A quel punto, probabilmente sì. Ma cosa avrebbero detto Garibaldi e Mazzini, se fossero stati vivi? Gli sarebbe probabilmente sembrato, come sembra a me oggi, che il delirio del Fascismo e la soluzione trovata per sconfiggerlo avevano cancellato il loro sogno di nemmeno un secolo prima.

Ecco, questi sono i discorsi che Mike Piazza ascolta volentieri. Anche perchè, per parlare con me di questi tempi bisogna rassegnarsi a farlo.

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4 thoughts on “Sento avvicinarsi la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia e Mike Piazza ne fa le spese

  1. Ciao Schiro.

    Due cose:
    1. presentami Christie!!
    2. per quanto riguarda l’Unità d’Italia, spero che tu abbia letto i libri e gli altri scritti sul Risorgimento del mio conterraneo Luciano Bianciardi.

    Ti saluto, lieto di rileggere il degno seguito del mitico “Diario”.

  2. prima di tutto: complimenti!!! è sempre un piacere leggerti. e ora questi diari da vero beach sono veramente godibili e in qualche modo mi fanno sentire “presente”. e doppi complimenti per le tue considerazioni sul fascismo e sulla guerra civile. le condivido pienamente, per anni ho provato a far capire la differenza che c’è tra l’essere di destra e l’essere fascisti di quel primo periodo. ma va bene, del resto la storia la scrive chi vince (riferito soprattutto alla guerra civile post 8 settembre)e occorre aspettare il giusto tempo perché la verità storica emerga. intanto ti mando un abbraccio forte e ti dico che se anche non commento sempre la prima cosa che faccio quando apro il pc è leggere le tue note. a presto. pino

  3. Per avere una visione non convenzionale di come nacque il fascismo in Italia suggerisco la lettura di “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi, scrittore che si autodefinisce “fascio-comunista”.

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