Italia, lo sviluppo giocatori di baseball non si fa così

BASEBALL, Mondiale Under 18 2017

Riprendo il filo del discorso, interrotto con il viaggio di ritorno da Thunder Bay, sul Mondiale Under 18 di baseball. Ripartendo proprio dal torneo dell’Italia e ampliando il discorso sui nostri programmi di sviluppo giocatori.

All’aeroporto di Toronto, scambiando qualche parola con lo staff azzurro, ho sentito molto rammarico per la sconfitta partita dall’Italia contro l’Olanda all’ultima partita del girone dal settimo al dodicesimo posto. La sconfitta è stata bruciante (2-1, con i lanciatori Vassallotti e Tucci che hanno concesso solo 2 valide e messo a segno 10 strike out), contro l’Olanda non fa mai piacere perdere, ma mi chiedo se una vittoria avrebbe cambiato la valutazione sul torneo dell’Italia. Che resta ordinario come piazzamento finale (noni, con 2 vittorie e davanti a Nicaragua e Messico, oltre che al Sudafrica; battendo l’Olanda, sarebbe arrivato un ottavo posto, che era il risultato massimo a cui l’Italia potesse realisticamente ambire), ma secondo me avrebbe potuto (e dovuto) dare maggiori soddisfazioni dal punto di vista tecnico e del rendimento.

Se prendete in mano le statistiche degli azzurrini nel Mondiale, capite cosa intendo. L’Italia ha concesso 38 basi ball in 61 riprese giocate lungo l’arco di 8 partite. Per dire: l’Olanda ne ha concesse 21, ma è un caso che fa testo fino a un certo punto, visto che si tratta dello staff di pitcher con il miglior controllo del torneo. Per onor del vero, va sottolineato che ci sono squadre importanti che hanno concesso più basi dell’Italia. Ad esempio il Giappone, che ne ha concesse 48. Il Giappone però ha anche ottenuto 119 strike out, contro i 40 dell’Italia.

L’Italia ha anche commesso 21 errori in difesa, 14 concentrati nella zona sinistra del diamante: 8 il terza base Monti e 6 l’interbase Angioi.
L’Olanda (per avere un termine di paragone) di errori ne ha commessi 15. A parte il Sudafrica (32), solo il Canada (22) ha commesso più errori dell’Italia. A dimostrazione che una vittoria contro i nord americani era decisamente alla portata.

L’Italia ha infine chiuso con una media battuta di .203. Delle 50 valide azzurre, 38 le hanno battute Seminati (11), Bertossi (10), Paolini (9) e Angioi (8). La nostra, insomma, era una squadra destinata a creare poche opportunità per segnare.

Bertossi festeggia Seminati (a destra) dopo il fuoricampo del momentaneo pareggio con la Corea (James Mirabelli-WBSC)

In questo tipo di tornei è raro vedere le formazioni di secondo piano battere molto. Soffrire in battuta è giustificabile, quando il livello dei lanciatori si alza di molto all’improvviso. Non è altrettanto giustificabile lanciare ball o commettere errori in difesa. Ed è per questo che torno all’argomentazione che ha fatto discutere sui social network dopo che pubblicai il mio primo articolo sull’Italia al Mondiale: questi ragazzi non arrivano pronti a confrontarsi con questo livello.

Il Mondiale Under 18 2017 ha ribadito che come facciamo le cose oggi non ci consentirà mai di fare il salto di qualità. L’Italia, che va ritenuta a tutti gli effetti una nazione evoluta nel mondo del baseball (per la sua storia e per il suo budget, che non è poi infimo), deve cambiare il suo approccio.
Non è mia intenzione qui articolare proposte, ma posso certamente indicare qualche esempio. Il Canada (che, come abbiamo visto, è alla nostra portata) ha convocato (1-11 ottobre) 32 atleti Under 18 per una Instructional League a Lake Buena Vista (complesso ESPN-Disney) in Florida. Oltre ad allenamenti quotidiani, i canadesi giocheranno 7 partite con le squadre di Instructional League di Atlanta Braves, Pittsburgh Pirates e Toronto Blue Jays.
Il Canada ha un programma biennale, con obiettivo finale il Mondiale WBSC. Dice il Capo Allenatore Greg Hamilton (che è anche il responsabile delle nazionali canadesi): “Con questo Camp prepariamo molti giocatori ad affrontare un livello più alto di quello che conoscono”.
Aggiunge poi, e questa è una affermazione davvero interessante: “Per noi tecnici è una grossa occasione per valutare i giocatori in un contesto molto competitivo e di lavorare sull’istruzione e lo sviluppo dei giocatori”.

Secondo me, nelle parole di Hamilton c’è abbastanza su cui riflettere (se fosse sfuggito, ho evidenziato alcune parole: valutare, lavorare, istruzione e sviluppo). Ma chi desidera avere materiale dal quale partire, segnalo che USA Baseball (l’ente che organizza, con il supporto di Major League Baseball, l’attività delle nazionali) ha un sito dedicato alla formazione dal quale si può anche scaricare un interessantissimo Long Term Athlete Development Plan (LTAD).
Ci tornerò su con un prossimo articolo, nel quale celebrerò anche gli Stati Uniti Campioni del Mondo Under 18.

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Italia, lo sviluppo giocatori di baseball non si fa così ultima modifica: 2017-09-23T16:37:54+00:00 da Riccardo Schiroli

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