True Meanings Paul Weller

I “True Meanings” dei 60 anni di Paul Weller

Paul Weller

Quando pubblicò lo scorso anno A Kind Revolution, molti si chiedevano cosa avrebbe fatto Paul Weller per celebrare i suoi 60 anni. A lui sembrava naturale: “farò un altro disco”.
Il disco (tecnicamente lo è, visto che ne esiste una versione in vinile), True Meanings, l’ho ascoltato e riascoltato in questi giorni. Per piacere personale e per prepararmi a scriverne.

True Meanings cover
La copertina di True Meanings

Per dirla con la stampa inglese, si tratta di un lavoro “bucolico” e “malinconico”. Presumo intendano “bucolico nei suoni” e “malinconico nei testi”. E non è sbagliato: si tratta di un disco acustico, elegante, nel quale Weller canta senza rabbia.
“Quando la gente sente una chitarra acustica e gli archi, pensa subito che si tratti di una canzone triste, indipendentemente da quel che dice il testo” ha commentato Weller.

Non esiste un altro disco di Paul Weller che assomigli a questo. Certo, esistono canzoni (da English Rose dei Jam, anno 1978, a Wild Wood del suo secondo album solista) dal suono bucolico. Ma mai il Modfather aveva proposto un intero lavoro così dichiaratamente folk.
Per la verità Weller, a chi glielo fa notare, risponde: “Ci sono elementi folk, immagino…ma io non saprei come definire il disco. Io lo vedo come un insieme di buone canzoni”.

Sui testi c’è però un distinguo da fare: non sono tutti di Paul Weller. E questo è davvero atipico.
Così non è Paul Weller che ha concepito I’m trying to find/The words to say/But I wouldn’t want it any other way (Sto cercando le parole per dirlo, ma non vorrei niente di diverso; le mie traduzioni sono sempre idiomatiche). Paul Weller lo canta e basta. Si tratta di The Soul Searchers, la canzone che apre il disco e che ha un riff di chitarra acustica che colpisce al volo. Il testo è di Conor O’Brien, un cantautore irlandese (classe 1984) che fa parte dei Villagers.
Weller non ha scritto nemmeno i testi di Wishing Well, Bowie (il Duca Bianco è sempre stato uno dei suoi riferimenti artistici; “you were just mortal like me”, eri mortale tanto come me) e White Horses (una canzone bellissima, che viene introdotta da un arpeggio per chitarra davvero commovente e poi, come a volte succede al Weller autore, fa un paio di inversioni a U musicali). Queste parole sono di Erland Cooper, del gruppo folk Erland and the Carnival. Si tratta di un altro trentenne. Anche la cantautrice Lucy Rose (nata nel 1989; “da fan, è una delle mie cantanti preferite” dice Paul) è di quella generazione. Ma tra le collaborazioni, troviamo anche autentiche leggende del folk: il chitarrista Martin Carthy (classe 1941) e il bassista Danny Thompson (classe 1939). C’è anche l’immancabile Noel Gallagher, che suona a sorpresa l’harmonium.

Il sito PasteMagazine.com ha scritto che, benché quasi tutte molto belle, le canzoni “non sono di quelle che vi si ficcano in testa” e la versione italiana di Rolling Stone ha commentato: “un disco in cui Weller sembra suonare per sè stesso”.
The Soul Searchers, White Horses e Movin On sono sicuramente le 3 hit del disco. Ma è vero, non sono canzoni che potrebbero scaldare il pubblico a un concerto dal vivo, come succede con A Town Called Malice dei Jam o My Ever Changing Moods degli Style Council. O anche con Broken Stones del Weller solista. Però mettetevi in cuffia e cercate di seguire la voce di Paul Weller: che non si risparmia, si mette a nudo. “Non è mai stata così vulnerabile” si legge sul Guardian.
Paul Weller la vede così: “Da qualche anno, ho veramente imparato a cantare. A volte riascolto canzoni di qualche anno fa e penso che oggi le potrei cantare molto meglio”.

Ci sono anche testi molto ispirati. In Movin On Paul Weller scrive (e canta, in apertura di canzone): I got the key to my heart/I don’t need nothing else (ho la chiave per il mio cuore, non mi serve altro). La canzone si chiude così: I’ve got love all around/I don’t need nothing else (ho amore tutto intorno a me, non mi serve altro). I’m moving on, vado avanti, è il motto di Weller. Ricordate che in Stanley Road (1994) c’è una canzone che si intitola Changing Man, l’uomo che cambia?

Un altro testo molto ispirato è quello di Glide, una ninnananna che Weller sostanzialmente sussurra. Il verbo glide significa “scivolare, planare”. Weller vuole scivolare, attraverso “un portale” alla “sua gioventù”: Try, try/See the memories unfold (provaci, provaci, vedi i ricordi che scorrono”).
La consapevolezza della mortalità è più o meno ovunque, in True Meanings. In una intervista Paul Weller ha detto: “Devo dire che il pensiero è anche doloroso. Penso spesso a quanto cavolo è stato tutto veloce. E anche a quanto mi resta. Qualcuno potrebbe pensare che sia morboso, ma non credo proprio”.
Sul tema spiccano le parole di Mayfly: Take me back there again/Let me feel the same way/As I always used to say/While there’s still time (portami ancora là, fammi provare quello che provavo allora, come dicevo sempre, finché c’è ancora tempo). La mayfly è un’efemera, un insetto tipico dei corsi d’acqua e che, dopo un lungo processo di sviluppo larvale, vive poche ore.

E il Paul Weller politico? C’è anche quello.
Something’s not right, when the whole world can’t cry (c’è qualcosa di sbagliato, quando il mondo intero non riesce a piangere) canta in Books, una ballata introdotta da un sitar. E aggiunge: Men changing laws/To suit themselves/To further their wealth/Men starting wars/Is there nothing more? (Ci sono uomini che cambiano le leggi, per fare i propri comodi e diventare più ricchi; questi uomini iniziano guerre, c’è altro). E chiarisce: Why don’t you start/to live by the rules/Of your books/That you so take to heart (Perché semplicemente non iniziate a vivere secondo le regole di quei libri che avete tanto a cuore).
Se rimaneva qualche dubbio su chi sono quelli a cui si riferisce, commentando la canzone Weller ha voluto spiegare: “Abbiamo un governo senza speranza. Guardateli, sono solo caricature di ricchi borghesi, sciocchi e ridicoli…è tempo di cambiare, ma sperare che sia un Partito Politico a farlo, mi pare assurdo. La gente deve spingere per il cambiamento…questa storia del popolo Inglese diviso, è proprio una cazzata. Serve solo alla propaganda di destra dei Tories“.

Nonostante Paul Weller non faccia mistero della sua posizione politica, il Times (quotidiano storicamente conservatore) ha recensito True Meanings come “una rivelazione”. Per il Daily Telegraph, storico rivale del Times, “ogni canzone di True Meanings è pura e forte come un diamante”.

Su questo sito, o in qualsiasi articolo a mia firma, farete fatica a trovare posizioni critiche sul lavoro di Paul Weller. Premesso questo, e aggiunto che l’ascoltatore distratto o non attento ai testi perde molto del valore artistico di Weller, vi dico che potete fidarvi completamente di me. True Meanings è perfetto da ascoltare in cuffia, al buio. E per riflettere.
“Il disco esprime il punto della vita a cui sono arrivato. Penso che a 60 anni sia il momento giusto per riflettere. Sì, è un disco che definirei riflessivo” ha detto Weller.

Paul Weller riflette. E scopre che a 60 anni sta ancora cercando i True Meanings (gli autentici significati) e il pattern of things (lo schema delle cose). Secondo il dogma Mod (once a Mod, always a Mod) del learning and moving (imparare e andare avanti). Che, lo confesso, rappresenta in qualche modo il mio personale modo di essere.

“La cosa più bella è vedere un’idea evolversi e diventare una canzone. Non penso che mi potrei stancare di fare questo….”

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I “True Meanings” dei 60 anni di Paul Weller ultima modifica: 2018-09-29T17:41:16+00:00 da Riccardo Schiroli

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