Un po’ di shopping compulsivo non ha mai fatto male a nessuno

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Quando si è coinvolti nello sport e si perde, non si è contenti. Hai poco da dire che perdere con onore contro certi avversari è già un risultato e che, fino a pochi anni fa, contro questa gente non ti facevano nemmeno giocare. Con buona pace del Barone De Coubertin, una competizione la si affronta per vincerla. Ma quando non ci si riesce, cosa c’è di meglio di un po’ di shopping compulsivo, per voltare pagina?
La Florida sembra fatta apposta per 2 cose: comprare e non dimagrire. Perchè è tutta un incredibile successione di centriMike Piazza firma autografi a Port St Lucie commerciali e ristoranti. Sfido chiunque a venire qui e a resistere. Io, in particolare, non so respingere l’attrattiva degli Outlet della Polo Ralph Lauren. Che su di me, fanno presa naturalmente perchè i vestiti in esposizione sono belli e i prezzi (tra sconto del Factory Shop e cambio favorevole) sono allettanti. Ma anche perchè i negozi sono organizzati in una maniera che mi acchiappa. Non so, credo che gli abbinamenti cromatici scelti da chi allestisce i punti vendita della Ralph Lauren mi colpiscano in maniera particolare. Fatto sta, che oggi sono diventato parecchio popolare tra il personale del Factory Store in questione.

Ho pensato l’altro giorno che non deve essere facile essere Mike Piazza. Perchè ovunque vada, trova sempre qualcuno che gli fa firmare palline o magliette o figurine. Io, ad esempio, ammiro la pazienza con cui si sottopone a questo rito, perchè io sarei molto meno comprensivo.
Piazza è anche molto richiesto dai giornalisti. Io, per ovvi motivi, cerco di pedinarlo il giusto e di essere informato sulle interviste che concede. Ma i giornalisti di stanza qui, non è che si facciano molti problemi a scavalcarmi. Forse, molti di loro non sanno nemmeno che esisto. E poi, chi sarei mai io, per dire a Mike Piazza cosa deve o non deve dire?
A Port St. Lucie il nostro si è per altro fatto tendere un tranello. Da un “potrei anche prendere in considerazione di diventare azionista di una squadra di baseball” è uscito un titolo: “Piazza interessato a diventare proprietario di una squadra di Major League“.
La cosa non ha disturbato lui, che ha alzato le spalle e poi se ne è uscito con un commento molto poco…da italiano: “Mah, meglio così piuttosto che fare la figura del bugiardo, se per caso dovessi tra un anno o due trovarmi coinvolto in una squadra”.
Se da noi chi rilascia dichiarazioni si preoccupasse del rischio di essere smentito dai fatti, credo che si rilascerebbero molte meno dichiarazioni.

Abbigliamento tricolore alla festa della gastronomia italo americanaSiamo stati ospiti di una sorta di festa della gastronomia italo americana. Non è la prima volta, che mi capita di essere coinvolto nelle iniziative degli italiani che vivono negli Stati Uniti e che, in buona parte, sono a tutti gli effetti più “americani di origine italiana” che non “italo americani”. Ad esempio, i pochi di loro che parlano qualcosa di assimilabile all’Italiano, in verità si esprimono in qualche dialetto. E considerato che la maggioranza degli Italiani d’America viene dal sud dell’Italia, io ho ben poche speranze di capire quel che mi dicono. A meno che non mi parlino in Inglese.
E’ buffo notare come loro diano abbastanza per scontato che noi si parli l’Inglese, quasi che fosse normale per un Italiano aver ridotto la sua lingua madre ad un fattore folcloristico e utilizzare un più comodo e moderno idioma che permette di farsi capire in tutto il mondo. E’ anche buffo notare come la nostra cucina sia stata interpretata qui. Io non ho mai visto mettere tanto aglio nel cibo italiano come in America. E nemmeno ho mai assaggiato salsa di pomodoro dolciastra, fuori dagli Stati Uniti.
Non posso però negare che vedere questi anziani abbigliarsi abbinando i 3 colori della nostra bandiera, finisce sempre con il commuovermi.

Credo comunque che chi c’era l’altro giorno si ricorderà comunque abbastanza a lungo il nostro ingresso. Il bello è che hanno fermato la musica, attirando la nostra attenzione. Poi mi hanno meno in mano un microfono, spacciandomi per il manager della nazionale. Io mi sono ripreso piuttosto bene da questo imbarazzo, facendo ridere i presenti con un paio di battute e l’imitazione del dialetto abruzzese del nostro anfitrione. Poi mi è successo l’incredibile: non me ne rendevo quasi conto, ma dalla mia bocca è uscito l’ovvio: “Grazie per averci invitati, a nome del Presidente della Federazione Italiana vi dico quanto siamo contenti di esserci qui”.
Purtroppo, non mi sono limitato a questo. Ho voluto aggiungere il non ovvio e invitare tutti i presenti alla partita che la nazionale giocherà a Vero Beach contro i canadesi dell’Università Lafleche. E lì sono caduto: quando mi è stato chiesto in che giorno si sarebbe giocata la partita.
Per fortuna, dopo alcuni secondi di autentico panico, è arrivato uno degli organizzatori con una pagina stampata di un articolo del sito della FIBS. Ovviamente, non ho avuto il coraggio di ammettere che l’articolo l’avevo scritto io…

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2 thoughts on “Un po’ di shopping compulsivo non ha mai fatto male a nessuno

  1. Hai fatto presente all’associazione che devono tutelare attori del calibro di DeNiro e di Buscemi nell’evitare che facciano parti in cui interpretano gli Irlandesi ?????

  2. Caro Rick, come non capirti. Anch’io lo scorso anno ad Orlando con i cadetti della Fortitudo ha dato fondo alla carta di credito, guanti, mazze, scarpe, abbigliamento, profumi a prezzi così bassi da essere irresistibili. Stesso discorso per gli “zii d’america” , ovviamente di meno , ma sempre presenti a tifare e a farti sentire, un po’, a casa.

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